Il Tirreno

Davide contro Golia, gli ex operai sfidano Nuovo Pignone con il crowdfunding

Libero Red Dolce
Davide contro Golia, gli ex operai sfidano Nuovo Pignone con il crowdfunding

Carrara, è il primo caso del genere in Italia. Ventuno tra ex lavoratori o eredi di dipendenti dell'azienda hanno lanciato una raccolta fondi sul web per sostenere le spese legali dopo alcune sentenze della Cassazione sui danni da amianto alla salute

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CARRARA. Lo hanno chiamato “Davide contro Golia”. È il crowdfunding, la raccolta fondi, lanciata da 21 tra ex operai o eredi di dipendenti del Nuovo Pignone a Carrara, una delle maggiori realtà industriali toscane, per cercare di raccogliere la somma di 90mila euro che l’azienda ha chiesto per le spese legali dopo alcune sentenze della Cassazione. Ed è la prima volta che un’iniziativa del genere prende corpo in Italia.

“Davide” è questa piccola moltitudine di 21 famiglie che dal 2003 hanno iniziato una battaglia legale. Hanno lavorato, tra gli anni ’50 e ’80 del secolo scorso, negli stabilimenti apuani dell’azienda, ora di proprietà degli americani di Baker & Hughes. Per anni hanno respirato amianto senza saperlo, lo hanno scoperto soltanto nei primi anni 2000: uno di loro si ammalò e nel referto medico si aprì un mondo oscuro: “amianto”. E partirono le cause.

Negli anni ad alcuni dipendenti i giudici riconobbero un danno biologico, quello cioè determinato dalla malattia messa in relazione all’ambiente di lavoro. Ma furono portate avanti cause, circa ottanta, anche per il cosiddetto “danno morale”. Un riconoscimento che i lavoratori chiedevano per la loro "vita a rischio".

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Gli esiti furono altalenanti: in primo grado ad alcuni il danno viene riconosciuto, ad altri no. E partono ricorsi da entrambe le parti con la vicenda che finisce in Cassazione.

Qui la maggioranza dei ricorsi viene respinta, ma fino allo scorso anno senza aggravi. La legge prevedeva che ci fosse una compensazione delle spese del lavoratore. In pratica ciascuna parte si paga le proprie, a tutela della parte debole nel momento in cui decide d’intentare causa.

Dal 2014 la normativa cambia, con la modifica dell’articolo 92 del codice civile: dal giudizio si esce o soccombenti o vincenti. E chi perde paga le spese legali. Per gli operai toscani arriva la richiesta di pagamento delle spese legali: 90mila euro. L’avvocato Nicoletta Cervia, che difende gli operai, intervistata da “Il Tirreno”, ha sottolineato «l’incoerenza tra le nostre ultime sentenze e alcune, sempre della Cassazione, sul danno morale dove invece veniva riconosciuto. La Corte Costituzionale nel 2018 dichiarò inoltre la parziale incostituzionalità dell’articolo 92».

Ora questo gruppo di pensionati non ci sta, volevano giustizia e si trovano a pagare 90mila euro con le loro pensioni. «Siamo becchi e bastonati», commenta il primo di loro a fare causa, Angelo Bertocchi. Con questa raccolta fondi vogliono dimostrare di non essersi ancora piegati. E chiedono solidarietà.

 

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