Sicurezza
«Piano cave accettato da tutti i comuni, solo Carrara rilancia»
Si discute in consiglio comunale sulla proposta della Regione De Pasquale: «Non si può partire dal presupposto che le terre siano come i rifiuti»
carrara. Durante il consiglio comunale del 13 marzo è stata affrontata la proposta di Piano Regionale Cave adottata nelle scorse settimane dalla Giunta Regionale. Che il Comune di Carrara ha scelto di non siglare.
Secondo il sindaco Francesco De Pasquale, i tecnici della Regione considererebbero le terre alla stregua di rifiuti.
Piazza 2 giugno non aveva firmato il verbale di accordo parlando di «mancata introduzione di ulteriori correttivi ai quantitativi di materiale da non contabilizzare ai fini del dimensionamento e della resa».
Il consigliere dem Cristiano Bottici ha domandato quali fossero gli elementi ostativi contenuti dal piano tali da rendere difficoltosa l’asportazione delle terre. De Pasquale ha replicato: «L’accordo non è stato firmato perché il testo non ha mai recepito che il Prc fosse un punto di partenza soggetto a modifiche».
Quanto alle terre, ha affermato: «I tecnici della Regione partono dal presupposto di considerarle come rifiuti. Nel momento in cui la normativa di riferimento diventa quella dei rifiuti noi le terre, da lassù, non le riusciamo più a togliere».
L’assessore regionale alle Cave Vincenzo Ceccarelli risponde così al sindaco De Pasquale: «Nel verbale sono riuniti alcuni punti su cui siamo intervenuti nella fase di adozione della delibera del piano cave. Così lo abbiamo portato in Consiglio. Nel percorso consiliare, essendo il consiglio sovrano, potranno ovviamente esserci ulteriori aggiustamenti e modifiche. Tuttavia, le modifiche da noi già recepite costituiscono una base condivisa da tutti i Comuni interessati, a eccezione di Carrara. Tutte le volte che ci avvicinavamo ad un accordo l’amministrazione di Carrara rilanciava. Noi comunque la riteniamo una buona base, un prodotto sufficientemente affinato, e andiamo avanti. Non è assolutamente escluso che possano essere apportate ulteriori modifiche».
E aggiunge ancora: «Non ho mai detto che tutte le terre debbano essere considerate alla stregua di rifiuti in toto – prosegue l'assessore – ma non si può pretendere che nelle terre non vi sia la minima parte di rifiuto e soprattutto è obbligatorio presentare un piano dei rifiuti. Lo prescrive la normativa nazionale sulla gestione delle attività estrattive (decreto legislativo n. 117 del 30 maggio 2008). Cosa poi debba essere classificato come rifiuto, se un grammo o una tonnellata, lo deciderà chi propone il piano e lo valuterà il Comune. Il Comune di Carrara sostiene invece, in perfetta assonanza coi cavatori ,che di rifiuto nelle terre non vi sia niente». —
Irene Rubino
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