Franco e Nadia, la pescheria che diventa storia di famiglia
Dalla raccolta dei calcinelli lungo le coste sabbiose di Ronchi Poveromo a oggi: il successo dell’attività ittica ospitata nei locali del mercato coperto
MASSA. Alpi Apuane ma anche Mar Tirreno e dunque nei Resistenti non poteva mancare l'ittica. Ed è una partenza da molto lontano addirittura dagli anni Venti-Trenta con un’iniziativa di pescatori di Poveromo che si guadagnavano da vivere con la pesca. Pesci catturati con le reti ma anche molluschi da sabbia, i calcinelli, nome locale delle arselle. Allora, fino agli anni Sessanta, anche le coste di Ronchi e Poveromo erano ricchissime di arselle tanto da poterci sfamare molte famiglie e non solo ma anche di commercializzarle per acquistare altri generi di necessita. Bastava mettere le mani sotto la sabbia in pochi centimetri di acqua per trovare questi molluschi. Poi con il tempo, l'erosione e probabilmente l'inquinamento delle acque, di calcinelli nella nostra zona non ce ne sono quasi più, mentre la Versilia fortemarmina ne è ancora abbastanza ricca, almeno in certi mesi.
E dunque parliamo della derivazione della storica pescheria “Franco e Nadia” che ancora resiste sempre nello storico mercato coperto a Massa. In questa struttura, che ha visto il suo boom commerciale dagli anni Cinquanta alla fine del secolo, ora praticamente è rimasta solo l'attività di Franco e Nadia ma nel periodo descritto ha visto splendere il commercio di vendita al minuto di prodotti al vero chilometro zero. Nella struttura infatti c'erano banchi di verdura, formaggi, pescheria, carni e tutto quanto si poteva vendere ed acquistare che arrivava dalle nostre campagne. La zona era vivacissima e fin dalle prime luci dell'alba c'era il mercato della frutta e verdura che i contadini della piana portavano nella piazza, arrivando con carretti e tutti i possibili mezzi di trasporto merci. Ora è rimasta solo la pescheria ma c'è molta nostalgia di quell'epoca e la struttura che è ancora lì potrebbe riportare a quei tempi, aumenterebbe il commercio e l'economia portando nuovi posti di lavoro.
Dunque Franco e Nadia hanno origini lontane. I loro antenati da Poveromo, Primo Eschini (1908-1965) e la moglie Angela Manfredi vivevano di pesca, con la rete per i pesci o il rastrello per arselle, e li andavano anche a vendere nei quartieri della zona con il carretto o la bici con la cesta davanti, porta a porta. Hanno continuato la loro attività la figlia Maria con il marito Gino Santucci (nel mezzo anche la vicenda triste dell'uccisione della prima moglie di Gino nel 1942 da una fucilata sparata da un militare tedesco ubriaco).
Ed arriviamo agli anni del nuovo mercato coperto dove poi entrano i figli di Gino Santucci: Franco e Natalina. Natalina, dopo anni di lavoro, si ritira dalla pescheria una decina di anni fa. Rimane a portare avanti l’attività Franco con la moglie Nadia Giannarelli. E sono loro, insieme, ancora dietro al banco al mercato coperto. L'ultimo Santucci, Emanuele, figlio di Franco e Nadia, è la quarta generazione: ha però scelto un'altra strada, è apprezzato manager della finanza in una grande società a Milano. Questa la strada sintetizzata della pescheria Franco e Nadia. Ci raccontano tutto i due sposi che oltre alla pesca hanno in comune anche altre passioni come lo sport, la bicicletta. È una fine mattinata con i clienti che cominciano a diradarsi: è uno spettacolo quel lungo bancone bianco rifornitissimo di pesce fresco. La struttura completa, la parte non assorbita dal nuovo parcheggio interrato, è circa 1500 metri quadrati e solo la metà è a disposizione del mercato occupato soltanto, per ora, dalla pescheria, l'altra metà ha bisogno di mettere in sicurezza il tetto. —
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