Sicurezza
Al mercato in bici o a cavallocon le ceste piene di arselle
MASSA. «Hanno cominciato i miei nonni ad inizio secolo – inizia Franco mentre Nadia continua a servire ed ogni tanto si danno il cambio - fino agli anni Cinquanta poi ha continuato mio padre. Vendevano solo quello che pescavano, pesce e arselle, andavano con le biciclette dalla Versilia a Massa e Carrara e quando dovevano andare verso la Spezia lo facevano con carro e cavallo. Dopo gli anni Cinquanta quando il pescato non bastava più hanno dovuto iniziare col commerciare, acquistare e vendere». Inizialmente lo facevano al mercato cittadino, in piazza Mercurio, poi appena completata la copertura dell'attuale struttura è avvenuto il trasferimento. Si sono fermati ed hanno aperto questo punto vendita, fatto dal comune ed offerto agli ambulanti che volevano restare (solo prodotti alimentari) in banchi in marmo.
«Era il dopoguerra, con Massa ancora distrutta e ricordo che abitavamo in una casa diroccata fra via Santa Teresa e via Santa Caterina a Poveromo. Ero piccolo e già mi portavano in pescheria, si può dire che sono cresciuto fra pescatori e pesce. Dunque al mercato coperto si poteva stare in un posto fisso, senza più fare gli ambulanti. Era un vero miracolo, dentro c'erano i banchi del pesce, dei formaggi, delle verdure, dei polli, salati baccalà e aringhe, insomma era una vera gioia per gli occhi ed i palati, un senso di igiene e modernità per i tempi. Poi col boom economico - continua Franco - ed i negozi che aumentavano in una città in espansione iniziò il calo delle vendite, il comune iniziò a concedere possibilità e licenze a chi voleva spostarsi, molti lo fecero ed il mercato iniziò il suo declino. Però è stato un peccato e molti, lo rimpiangono, sento le voci della città! Era una cosa che ora manca, il rapporto umano, il confronto diretto, il comunicare, insomma la memoria vera e romantica». —
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