Il Tirreno

violenza sulle donne 

«Sbatté la testa della compagna incinta sul cruscotto dell’auto»

Libero Red Dolce
«Sbatté la testa della compagna incinta sul cruscotto dell’auto»

A processo l’ex della donna, con la quale ha avuto due figli, per maltrattamenti La psicologa: «Ha denunciato violenze di dieci anni». I vicini non confermano

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Il racconto della prima violenza subita dall’ex compagno fa impressione anche se riferito dalla psicologa del centro violenza che l’ascoltò dalla bocca della protagonista: «Mi disse che erano in auto, stavano discutendo, quando lui le afferrò la testa sbattendola una volta, con violenza, sul cruscotto. Lei allora era incinta della prima figlia».

In aula le domande per qualche momento restano bloccate nella bocca di tutti. Non parla il pm, si ferma la teste. Sembra quasi di sentirlo il botto di quel viso contro la plastica dura del cruscotto. Per questo genere di episodi è finito a processo un uomo, originario di Carrara, 27 anni, accusato di maltrattamenti in famiglia dalla ex compagna.

Dieci anni assieme, due figli minori, «una lunga sopportazione» come la definisce l’avvocato Anna Maria Giannecchini in aula, parte civile per la donna.

La prima testimone sentita in aula e nel processo è proprio la psicologa del centro antiviolenza di Carrara. Non faremo il nome di nessuno dei protagonisti per proteggere l’identità dei minori coinvolti. «Venne nel marzo 2016 insieme a un’amica e vicina di casa. Voleva denunciare la sua situazione - racconta l’operatrice del centro - diceva di avere subito delle violenze da parte del compagno. Una situazione che andava avanti da dieci anni, in maniera alterna: a volte si verificavano più spesso le aggressioni, in certi periodi meno. Raccontò che non le era permesso di andare a lavorare e uscire di casa, che c’erano percosse, anche schiaffi. O minacce di farle del male. Ed era finita anche al pronto soccorso. Sosteneva che la vicina di casa, nonché amica, avrebbe potuto confermare delle litigate».

Cosa che però non avverrà. La vicina infatti, e poi il marito, smentiscono di avere mai sentito litigate, urla o di avere assistito a violenze di alcun genere. «Ma non fu lei ad accompagnarla al centro anti violenza la prima volta?», chiede il pm Emiliano Barbieri. «Sì - conferma la donna - ma non sapevo nemmeno dove stavamo andando. L’ho scoperto lì. Davanti a me non ha parlato di violenze, solo cinque minuti di cose nostre».

A questo punto le domande del pm si fanno più pressanti. «Non le fece domande dopo?». «No, non erano fatti miei». E sostiene anche che la donna mai gli riferì: «Non mi racconta niente, solo quello che vuole lei. E io non ho fatto domande». Pur confermando di una certa intimità tra le coppie, con i bimbi che giocano insieme, uscite in quattro e caffè pomeridiani nelle rispettive case.

Anche il marito conferma la versione: «Mai assistito o sentito di litigi o aggressioni». Il pm s’incuriosisce: «Dopo che andarono al centro sua moglie non disse nulla». «Solo che la nostra vicina diceva che il compagno la picchiava, non so i dettagli».

Il giudice Ermanno De Mattia ha fissato la prossima udienza per il 7 ottobre. Saranno sentiti testi di parte civile e del pm. —

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