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in tribunale 

Confessano lo scambio di droga e poi ritrattano «Pressati a dichiararlo»

Libero Red Dolce
Confessano lo scambio di droga e poi ritrattano «Pressati a dichiararlo»

Acquirente e venditore affermano in caserma la vendita In aula nuova versione: «Se non lo dicevo mi arrestavano»

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albiano. Avevano confessato tutti e due, dichiarazione scritta resa di fronte ai carabinieri in caserma: uno di aver venduto, l’altro di aver comprato 0, 4 grammi di cocaina durante uno scambio in auto. Finiti a processo però entrambi si sono rimangiati quanto detto. Sia il presunto compratore che il presunto venditore dicono adesso che quelle dichiarazioni furono spinte a farli dall’insistenza dei carabinieri.

La vicenda risale a qualche tempo fa quando i due uomini furono intercettati di fronte a un bar in auto. I carabinieri li notarono e notarono anche una stretta di mano, come a sancire il passaggio di qualcosa. E in effetti, dopo averli fermati e portati in caserma, entrambi gli uomini sottoscrissero una dichiarazione dove sostenevano che quello scambio ci fosse stato. Una modica quantità di cocaina, che però non fu sequestrata o trovata addosso a nessuno dei due, in cambio di una cifra di denaro. Scambio che i carabinieri confermarono che avvenne.

Una storia di micro spaccio come tante, se poi, il giorno dell’udienza, entrambi non si fossero presentati di fronte al giudice Ermanno De Mattia sostenendo che quella dose lì loro non l’avevano mai scambiata. Il primo a negare tutto è l’acquirente, non imputato, ascoltato come testimone. «No, allora non ho detto la verità, mi pressavano. Se loro facevano firmare a lui che io gli avevo venduto la droga erano problemi per me. E allora ho firmato di averla comprata io, in quel momento per me era il male minore». Il giudice gli fa presente che una falsa testimonianza è un reato e gli chiede più volte perché avesse detto così. «Il male minore», ripete l’uomo.

A parlare poi è l’uomo che avrebbe venduto, così come dichiarato da lui stesso nel foglio, la dose di droga. Straniero, originario del Marocco, fa il venditore ambulante ed è incensurato. La sua versione collima ancora una volta con quella dell’altro, perché anche lui ribalta quando detto. «Con lui ci siamo incontrati per una questione di lavoro in una cooperativa di La Spezia di cui mi aveva parlato. Poi i carabinieri mi hanno fermato, mi hanno chiesto cosa gli avevo dato e mi hanno portato in caserma». «E perché ha detto di aver venduto la droga se adesso sostiene il contrario? ». «Gli ho detto così, ma perché loro mi dicevano che se non lo dicevano mi arrestavano». De Mattia gli fa notare l’incongruenza di confessare un reato non fatto per evitare la prigione ma l’uomo conferma la nuova versione. «Sa che se accusa qualcuno di aver fatto qualcosa e non è vero si tratta di calunnia? ». Lui, sicuro: «Signor giudice, io sto dicendo la verità».

Nella prossima udienza, fissata per l’8 luglio, verrà ascoltato un uomo, che secondo l’ambulante gli avrebbe dato i 50 euro ritrovati addosso e ritenuti il provento della vendita. –

Libero Red Dolce

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