Sicurezza
Lo scheletro, lo zombie e la speranza delle fenici
Una situazione da film horror, con Marina di Carrara che vanta lo scheletro del Marble Hotel e il non morto hotel Mediterraneo E a Massa non va meglio
massa-carrara. Uno scheletro si aggira per Marina di Carrara: è lo scheletro del Marble Hotel. Da sogno a incompiuta è un attimo – si fa per dire, sono 30 anni dalla prima pietra – e per l’albergo nato sull’onda dei finanziamenti per il mondiale Italia ’90 il destino di “vorrei, ma non posso” potrebbe essere dietro l’angolo.
L’allora ministro del Turismo e dello Spettacolo, Franco Carraro, volle finanziarlo con otto miliardi di lire (ne furono erogati soltanto due), come struttura ricettiva per i tifosi che da tutto il mondo sarebbero arrivati per vedere i mondiali. Allo Stadio dei Marmi di Carrara? Ovvio che no. Lo stadio più “vicino” era a Genova, ad oltre 100 chilometri di distanza.
L’albergo è stato costruito subito dopo l’uscita del casello autostradale, scelta strategica forte si dirà, peccato però che si siano dimenticati di fare una via d’accesso. L’unico modo per raggiungerlo è una via laterale e malmessa, non proprio da hotel a 4 stelle. E come ogni incompiuta, ogni anno salta fuori qualcuno che annuncia: “è fatta, ora si riparte”.
Per il 2019 l’annuncio lo ha fatto l’assessore ai lavori pubblici della giunta 5 stelle Andrea Raggi. «Il Ministero ha dato il via libera al progetto esecutivo per quel che riguarda la rotatoria che la Salt dovrà realizzare nei pressi dell’ingresso dell’autostrada. A breve verrà indetta la gara». E si parla di gestione da parte di qualche grande catena che, già in passato, si era fatta avanti per la struttura ricettiva a pochi metri dal mare. A parole, “la volta buona”.
Meno ottimismo per la realizzazione dell’hotel Mediterraneo, in mano all’imprenditore della Porto Spa Enrico Bogazzi. Da dieci anni i lavori sono fermi alle fondamenta, una mano che affiora dal terreno sporco e acquitrinoso: ecco lo zombie.
Partito come progetto faraonico per mano dell’architetto Mario Botta, poi rivisto con meno grandiosità e una parte della metratura destinata alle Rta (residenze turistiche alberghiere). Nell’ultimo incontro tra costruttore e amministrazione la parziale marcia indietro della Porto: meno Rta (le residenze turistiche alberghiere che in un primo tempo dovevano, secondo i progetti della proprietà, diventare mini appartamenti) e più metratura per negozi e uffici. Insomma, meno spazio all’accoglienza e qualche concessione allo shopping.
“Se Atene piange, Sparta non ride”. E qui, la parte di Atene in effetti, tra le due Marine spetterebbe a quella Massese. Più strutture, vocazione turistica più forte, diversificata tra campeggi, pensioni e alberghi, Forte dei Marmi a un tiro di schioppo, gli anni settanta, gli anni ottanta…e il riflusso. Il turismo popolare, di massa, da tempo non abita più qui. In una Marina che ancora si riempie durante l’estate, ma che ha visto delle trasformazioni tali da far sembrare tutto diverso. La modernizzazione dei servizi zoppica, quella delle strutture altrettanto e nel mentre l’extralberghiero ha piantato solida la sua bandiera. Affittacamere e B&b volano, gli altri cercano di atterrare sul morbido. Simbolo dei simboli è Villa Irene.
Un gioiello architettonico immerso nel verde della lunghissima via delle Macchie, prende il nome da Irene, moglie dell’esule polacco Alexandre De Guttry. Qui hanno mangiato e discusso Calamendrei, Maccari, Pannunzio, Ungaretti, Bobbio, Guttuso. Struttura magnificente per l’epoca: campi da tennis, piscina, fu la prima in città a guadagnarsi la quarta stella. Ora l’apocalisse. Scenario da post estinzione della razza umana, tra lattine di birre d’infima qualità all’ingresso, rifiuti, bidoni mangiati dalle fiamme. Dentro il rifugio di marginali, piccoli criminali che spacciano, qualcuno che vagabonda in cerca d’emozioni o droghe. Un investimento qui costerebbe una marea di soldi, difficile dire se i ricavi varrebbero poi l’esborso. E dire che negli anni ’80 il Club Med ci aveva messo gli occhi su. Spostandosi in centro, tra i caduti, va ricordato l’Hotel Milano. Uno degli angoli del quadrilatero degli alberghi che “recintavano piazza Betti”: Tirreno, Torino, Italia e appunto Milano. Due sono rimasti, due hanno chiuso i battenti. A rappresentare quel dimezzamento delle strutture aperte negli ultimi vent’anni.Ci sarebbe il caso dell’Eucalipto, in via delle Pinete, dove tutt’ora tante imprese del settore resistono. Figlio degli anni ’60, dal 2010 la famiglia proprietaria ha deciso di chiudere i battenti. E i casi sono ancora decine. —
L.R.D.
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