Il Tirreno

la denuncia della molestia 

«Le ragazze mi hanno creduto subito, spinsi via il prete e le chiamai tutte»

Camilla Palagi
«Le ragazze mi hanno creduto subito, spinsi via il prete e le chiamai tutte»

Oltre 60 anni fa l’episodio al Sacro Cuore. Don Luca Franceschini: raccontare è suo diritto, nostro dovere ascoltare

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Denunciare, anche se il tempo trascorso rende complicato ricostruire il quadro originale. Denunciare senza per forza appellarsi alla giustizia ma farlo pubblicamente, per trasmettere coraggio e forza a chi legge. E magari ha vissuto lo stesso. È con questo spirito che Lucia Del Giudice, vice presidente dell’Anpi di Montignoso, ha voluto condividere un momento della sua infanzia in occasione della passeggiata femminista organizzata dalla rete antisessista di Massa Carrara, venerdì, e di cui Il Tirreno ha scritto ieri. Di tempo ne è passato da quel 1952. Lucia all'epoca è una bambina e frequenta l’orfanotrofio del Sacro Cuore di Marina di Massa. È lì che succede «la cosa». Un prete tenta di abusare di lei. Un pensiero che negli anni le si ripresenta nella testa. All'inizio con gli incubi, la notte. Oggi ne parla con tranquillità. L’essere riuscita a respingere quella violenza l’ha reso un ricordo diverso, un motivo d’orgoglio.

«Le ragazze – racconta la Del Giudice - anche ora che a volte ci incontriamo, mi chiedono di raccontare questa storia. Per loro, al tempo, ero diventata un qualcosa di forte, un punto di riferimento. Mi hanno creduto subito. E mi hanno aiutato a superare quel senso di colpa che avevo addosso, mi domandavo: perché mi sono trovata lì?». Amiche conosciute dentro quelle mura, più di 60 anni fa, ma che ancora sono in contatto. E a volte tornano insieme con il pensiero a quel giorno in cui Lucia fu stretta in un angolo da un uomo con la tonaca. Che tutto voleva, fuorché pregare. «Dopo averlo spinto via con tutta la forza andai a cercare la madre superiora. Mi disse di non parlarne con nessuno. Ma io sono andata al piano di sopra e ho chiamate tutte le ragazze all'appello. Gliel'ho detto chiaramente: guardate che giù c’è un prete che ha tentato di toccarmi». Della bambina che vide mano nella mano con l’uomo di chiesa, Lucia racconta che «si è fatta suora». «Un giorno ho provato ad accennarglielo. Mi è parsa molto turbata. Sai sei piccola, non sai cos'è giusto e cosa è sbagliato. Sei solo confusa».

«Anni fa mi aveva raccontato questa storia». Il presidente dell’Anpi di Montignoso, Piercarlo Albertosi, esprime solidarietà alla Del Giudice. «Da parte nostra il sostegno è completo e immediato. Lucia è una persona che si è sempre prestata gli altri. È schietta, aperta, solidale. Le siamo vicini perché deve essere stato un sacrificio raccontare pubblicamente questa storia. E in quanto Anpi le esprimiamo solidarietà».

«Da un certo punto di vista stiamo parlando di cose accadute tanti anni fa. Ma credo sia importante parlarne nella misura in cui possa essere utile alla persona che racconta». Così Don Luca Franceschini, della parrocchia della Madonna del Monte, sostiene Lucia. «Se ne rileva giovamento, raccontare è suo diritto ed è nostro dovere ascoltare. La verità è sempre ben accetta. Su quanto possa essere utile per la giustizia, invece, posso dire che non lo è. Fare un processo ad un fatto che è avvenuto anni fa può non avere senso. Ed è difficile ricostruire i fatti perché chi non c’è più non può difendersi».

«Ci sono altre testimonianze?». Lo chiede il vescovo Giovanni Santucci, che non commenta l’episodio ma evidenzia il tanto tempo trascorso da quando si è verificato: «Allora avevo solo tre anni. Ma se volete approfondire andate a fare un pochino di indagine su come era organizzato il Sacro Cuore nel 1952. Potete chiedere agli archivisti nostri, anche se il Sacro Cuore è autonomo dalla Curia». —

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