Sicurezza
«Non c’è solo il marmo, puntiamo sul turismo»
Le voci da Marina. Lara Benfatto: quale sarà il futuro delle spiagge libere? Zarino Soncin: in via Pellini manca l’illuminazione dallo scorso ottobre
Per il terzo appuntamento a Marinala rubrica Caffè Tirreno è stata ospitata dal bar Mexico in via Felice Cavallotti, angolo Viale Galileo Galilei, quindi nella parte più a ovest della frazione marinella. E diverse, anche questa volta, sono state le questioni emerse. Marina, essendo una realtà con naturale vocazione turistica a quanto pare risentirebbe in senso negativo delle attività estrattive legate al marmo, che secondo alcuni intervistati ne impedirebbe in qualche modo lo sviluppo. Questo è quello che ci racconta per esempio Roberta Antonelli, la quale anche se da un anno vive allo Stadio, appena può torna a Marina dove ci è nata e cresciuta, anche solo per prendersi un caffè: «Non incentivano per niente il turismo: c’è solo il marmo-lamenta Roberta Antonelli- a Marina ci sono strade che c’è da avere vergogna, con sporcizia e radici che affiorano. Abbiamo il mare ma non lo valorizziamo e intanto sta morendo tutto, con i negozi che chiudono. E pensare che basta andare oltre il Lavello, a Marina di Massa per scoprire tutto un altro mondo». Torna poi di nuovo in evidenza, come negli appuntamenti precedenti di Tirreno Caffè, la criticità della manutenzione stradale: infatti Zarino Soncin, titolare del caffè Mexico, ne approfitta per dire la sua e denuncia: «In via Pellini dove abito, è dall’ultimo temporale che c’è stato nell’ottobre scorso, quando è caduto un albero su un palo della luce, che non c’è più illuminazione». E, come racconta sempre Zarino, oltre al danno di avere la strada al buio, gli abitanti devono fare attenzione al buco di circa 2 metri di larghezza e 50 cm di profondità creato dalla pianta caduta, che nessuno ha provveduto almeno a rattoppare: «Era una quercia secolare e cadendo ha creato una voragine, così siamo costretti a fare la gincana con la macchina» denuncia. A Marina, non poteva non essere toccato poi l’argomento spiagge. Lo fa Lara Benfatto, in qualità di cittadina e di membro dell’associazione chiAma Marina: «Questo credo sia il terzo anno che chiediamo all’Amministrazione, lo abbiamo domandato sia a quella precedente che a quella attuale, quale sarà il futuro delle spiagge libere a partire da quella della Fossa Maestra che versa in uno stato di degrado evidente». Benfatto vorrebbe sapere in particolare se sarà indetto quel bando già annunciato per aprire uno stabilimento balneare attraverso convenzione comunale: «Ora che si è concluso il caso Barumba (lo stabilimento balneare su quella spiaggia, oggetto di un procedimento penale che vedeva coinvolti alcuni membri della giunta Zubbani poi prosciolti n.d.c.) si potrebbe cogliere l’occasione per usare strutture ecosostenibili e coinvolgere le associazioni sportive del territorio: quella spiaggia è sempre stata frequentata dai ragazzi per gli sport d’acqua, come il surf, costretti a spogliarsi per la strada. In questo modo oltre a riqualificarla, la presenza di una postazione permetterebbe ai ragazzi, occupandola, indirettamente di controllarla». Anche Sirio Genovesi di chiAma Marina ha suggerimenti per l’Amministrazione: «Perché il Comune non utilizza gli strumenti che ha a disposizione per spingere i proprietari dei tanti edifici disseminati per Marina, che sono in stato di abbandono a mettere mano a quelle strutture? Sono edifici fatiscenti che condizionano attività e comunità». —
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