Il Tirreno

la sentenza 

Minore in casa famiglia Massa pagherà il conto

Alessandra Vivoli
Minore in casa famiglia Massa pagherà il conto

Per la vicenda della giovane la struttura lunigianese pretendeva dal Comune di Carrara 229mila euro, ma la ragazzina risulta residente oltre Foce

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CARRARA. Il caso, delicatissimo, risale a cinque anni fa e riguardava una minorenne da inserire in una struttura assistita, nella fattispecie una casa famiglia in Lunigiana. Un caso che ha visto un braccio di ferro in sede legale del Comune di Carrara e quello di Massa per il pagamento delle spese della retta.

L’inserimento della minorenne venne fatto nel luglio del 2014, attraverso il servizio sociale del Comune di Massa. In base alla Carta Servizi della Comunità, la retta per la permanenza della minore ammontava ad 130 euro al giorno più Iva: il conto, nell’agosto del 2015 venne presentato al Comune di Carrara.

Una fattura di oltre 55mila euro che la ex dirigente ai Servici sociali dell’amministrazione Zubbani, Daniela Tommasini, rifiutò di pagare. La giovane infatti, come si era documentato la dottoressa Tommasini, risultava residente a Massa: aveva sì vissuto con la famiglia a Avenza, ma poi si erano trasferiti tutti a Capoliveri e quindi oltre Foce. E per questo le spere della struttura in cui era stata inserita, come ha sostenuto la dirigente dle sociale, sarebbero toccate al Comune di Massa.

Ne è nata una causa legale in cui Daniela Tommasini era rappresentata dall’avvocato del Comune Sonia Fantoni.

In tribunale a Massa, proprio nei giorni scorsi è stata emessa la sentenza che condanna la cooperativa a pagare le spese processuali nei confronti del Comune di Carrara ma, soprattutto, mette un punto fermo nella vicenda.

«Non si può dubitare che, al momento dell’inserimento della minore presso la struttura lunigianese e comunque alla data dell’ultimo provvedimento assunto dal Tribunale per i minorenni (depositato in data 05/07/2013, con il quale si disponeva l’affido ai Servizi sociali di Massa e l’inserimento della minore presso una famiglia affidataria), i di lei genitori, ancora esercenti la responsabilità genitoriale, non risultando agli atti un provvedimento di decadenza( ex art. 330 c.c.), non fossero più residenti presso il Comune di Carrara».

Quindi, come ha messo nero su bianco il giudice Elisa Pinna non era il Comune di Carrara che avrebbe dovuto pagare le fatture, ma quello di Massa. Il conto, considerato il passare del tempo e gli interessi, adesso ammonta a circa 229mila euro.

Il Comune di Carrara, invece, si vedrà rifondere le spese di lite che sono state liquidate in complessivi 15.444 euro. —

Alessandra Vivoli

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