Il dolore
"Mio figlio emarginato, no alla gita per il Dsa"
La mamma: «Così gli impediscono di diventare grande». La preside ha specificato che i motivi sono solo disciplinari
MASSA. Gli alunni esclusi dalle gite della scuola media “Paolo Ferrari” sono una ventina. «Si tratta di motivazioni esclusivamente disciplinari, se poi tra loro c’è qualcuno con Dsa o altri disturbi, questi non hanno niente a che fare con la motivazione», aveva rassicurato la preside Alessandra Valsega. Ma c’è una mamma con il figlio con disturbi dell’apprendimento che non si sente affatto tranquilla: «Dicono che sono tutti uguali, ma non li fanno sentire così. Mio figlio lo hanno sdraiato a terra, umiliato con questa decisione».
Il nome della signora, per ovvio rispetto della privacy del minore, non lo faremo. Ma la sua posizione, che lei stessa definisce “minoritaria” tra le mamme, è di netto dissenso sulla linea tenuta dalla preside: «A questo punto qui io lo considero emarginato e non perché sia un bambino casinista, perché sia un bimbo dissociativo: con la scusa che non prendono i Dsa perché sono impegnativi. E sia chiaro, non è per la gita. Anche io avevo le mi e grosse perplessità perché alla fine, che ci si deve fare, non si è mai abbastanza grandi per i genitori. Ho vissuto lo stesso con mia figlia più grande che non ha problemi di Dsa». La donna contesta il metodo e nel metodo il messaggio che arriva ai bambini. «“Perché non posso andare?”, mi chiede mio figlio. Devo dirgli che il problema è il suo disturbo?».
Va specificato che la mamma in questione ammette che dopo aver ricevuto la comunicazione dell’esclusione del figlio dalla gita scolastica non è mai andata a discutere con il consiglio di classe, quelli che secondo la preside hanno preso materialmente le decisioni sulla base di giudizi disciplinari e non sui voti nelle materie. «Mi hanno informato circa 10 giorni fa, dicendo che hanno voluto farlo per il rendimento scolastico. Che volevano dare una lezioncina. Ma da quel che poi è uscito sui giornali, in base a quello che è stato detto, il problema è di quei professori che non se la sentono di portare gli alunni in gita perché sono troppi. Ma il problema c’era già all’inizio della scuola, non è emerso dopo. Allora bisognava dire: Siamo troppi, non ci sono insegnanti, niente gita».
«Mio figlio ha tutti sei, niente sette, ma non ha un carattere tale da mettere in difficoltà. È una discriminazione, a livello disciplinare è un bambino che deve migliorare nel diventare grande. Ma questo glielo stanno impedendo, di affrontare quella che è una vita normale, con i suoi compagni fuori. Io gli insegno che siamo tutti uguali, non c’è colore, differenza sociale. E a scuola mandano un messaggio del genere». —
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