Gioco
Architetti, commercialisti, notai, medici quando il lavoro è soltanto al maschile
Numeri impietosi dagli Albi professionali. E per le imprese femminili nel 2017 il valore più basso degli ultimi 15 anni
Altro che rosa: è nero il presente dell’imprenditoria femminile, in questa giornata internazionale della donna 2019, secondo gli ultimi dati dell’Istituto studi e ricerche della Camera di Commercio di Massa Carrara.
Nel 2017 le imprese femminili attive sul territorio hanno toccato il valore più basso (4. 495) degli ultimi 15 anni e nel 2018 ne sono nate, di nuove, soltanto 4. Le donne non investono più, o non hanno più la forza economica per farlo, ma non solo: la loro presenza nel mondo del lavoro locale è sempre più bassa, buona soltanto in alcuni settori, come i servizi (dove il 51, 6% sono donne), la sanità e l’assistenza sociale (50%), l’agricoltura, l’accoglienza e l’enogastronomia (41%). Ma per il resto è una caduta libera: nel campo dell’istruzione soltanto il 28% è donna, nel commercio il 26%, per non parlare delle attività professionali scientifiche o tecniche dove si tocca appena il 14%.
La Camera di Commercio per la prima volta ha estrapolato i dati della presenza femminile dagli albi professionali: le donne, che sono da sempre le più studiose, le più brave all’università e quelle che terminano prima dei maschi il ciclo di studi, a Massa Carrara professionalmente si fermano. Sapete quante sono le donne nell’elenco provinciale dei commercialisti? 86, rispetto ai 252 uomini. Ci sono soltanto 74 ingegnere per 549 ingegneri; 6 notai donna e 12 uomini, 133 architette e 272 architetti. Non va bene neanche tra i medici, 482 rispetto a 768. Ci si allinea soltanto un po’ tra gli avvocati: 378 contro i 397.
I dati impietosi continuano: le donne in provincia lavorano meno degli uomini e il tasso di disoccupazione femminile, arrivato al 19% (rispetto a quello maschile del 13%) è uno dei più alti della toscana; 30mila circa le donne che lavorano, (41mila sono gli uomini), 7mila quelle in cerca di una occupazione e ben 23mila quelle che invece non cercano più lavoro. Le giovani con meno di 30 anni fanno fatica ad emergere nei luoghi di lavoro: per lo più hanno contratti inferiori a quelli dei colleghi maschi, part time, o “altri tipi” e guadagnano sempre meno. Solo il 6, 4% è titolare di una azienda, solo il 5, 3% è un amministratore donna, solo il 3, 9% diventa socia.
A Dino Sodini, presidente della Camera di Commercio e Vincenzo Tongiani, presidente Isr, il compito di analizzare questo quadro non confortante: «Una imprenditrice, lavoratrice o professionista donna ha più difficoltà, rispetto agli uomini, a far conciliare casa, famiglia, figli, lavoro. Donne e uomini non sono ancora sullo stesso piano. Il rapporto cristallizza una discriminazione oggettiva– dice Sodini– e ci sono poche giovani imprenditrici. Significa che rischiamo di essere in ritardo rispetto alle sfide della new economy. Il ricambio generazionale è molto faticoso rispetto ad altri territori».
«Le differenze sono evidenti in molti settori-aggiunge Tongiani– Probabilmente meno nell’imprenditoria, ma molto ancora nei contratti di lavoro dipendenti e nelle professioni dove ci sono settori a trazione quasi esclusivamente maschile. C’è ancora molto lavoro da fare». –
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