Il Tirreno

il primo giorno 

Reddito di cittadinanza a farsi avanti sono le donne

C.S.
Reddito di cittadinanza a farsi avanti sono le donne

Le prime ad informarsi sono state le madri separate con figli a carico Sotto controllo la situazione ai Caf. E pochi fanno da soli e vanno alle Poste

4 MINUTI DI LETTURA





massa-carrara. Sarà che in Italia dici “burocrazia” e sudi freddo, sarà che quando ti ritrovi un modulo tra le mani e devi mettere nero su bianco dati e richieste, il timore di sbagliare ti blocca, sarà che c’è ancora tempo, ma la ressa alle Poste per inoltrare la richiesta di reddito di cittadinanza non c’è. Non c’è agli uffici centrali, in viale Democrazia a Massa, non c’è agli sportelli di via Mazzini a Carrara. E non c’è perché per formalizzare quella richiesta devi presentarti con i moduli già pronti e firmate: le Poste, infatti, non forniscono assistenza fiscale - non è nelle loro competenze -ma si occupano soltanto di trasmettere la domanda. E di persone che la documentazione se la sono già preparata, da sole, non ce ne sono o sono così poche da contarsi sulle dita di una mano. Gli italiani, e forse proprio perché la burocrazia la temono, preferiscono affidarsi a chi se ne intende e per presentare domanda di reddito - o pensione - di cittadinanza - bussano alle porte dei Caf, i centri di assistenza fiscale.

Eppure, ieri mattina, nel primo giorno in cui le richieste possono essere inoltrate la coda non c’è neppure lì. Non c’è perché i Caf (noi abbiamo visitato i tre collegati ai sindacati) hanno giocato d’anticipo: messaggi via cellulare, appuntamenti, contatti telefonici. Tutto per evitare che ieri mattina negli uffici non si entrasse, con disagi belli e buoni per chi ci lavora e per chi ai Caf si rivolge. Coloro che i requisiti per il reddito pensano di averli si sono portati avanti e l’Isee (per provare la sussistenza del requisito economico) l’hanno richiesto le scorse settimane. E se quelle richieste sono la cartina di tornasole delle future domande per il reddito di cittadinanza, beh allora a farne richiesta saranno soprattutto le donne, dai 30 ai 50 anni, separate e con figli a carico.

Lo conferma Michela Bertozzi: lavora al centro di assistenza fiscale della Cgil e ha già fissato 50 appuntamenti nei prossimi giorni. In base a quegli appuntamenti, traccia un identikit:«A richiedere il reddito di cittadinanza sono soprattutto le donne sole e separate, senza lavoro. Ci sono anche parecchi over 50». Persone che il lavoro lo avevano, ma l’hanno perso. Pochissimi, invece, i giovani. Del resto la norma parla chiaro: per aver diritto al reddito di cittadinanza è necessario avere il proprio stato di famiglia e di ventenni e trentenni italiani che abitino da soli, oltretutto se disoccupati, ce ne sono davvero pochi.

Chi il reddito lo chiede, spesso si è documentato e per questo spera non soltanto in una boccata d’ossigeno per il portafoglio, ma anche nella possibilità concreta di un lavoro. La ratio del reddito e il collegamento a doppio filo con i centri di collocamento l’ha capito bene.

Sabina Tabiras è in coda al centro di assistenza della Uil: originaria di Santo Domingo, cittadina italiana,è certa che il requisito reddituale non le manchi: «La mia speranza - ammette - è quella di trovare un lavoro. Sono iscritta alle liste di collocamento da 12 anni, vado 3 volte a settimana, ma sono senza un impiego». Le fa eco Michele Selvini: anche lui è in coda e ritiene che il reddito di cittadinanza sia uno strumento valido solo se finalizzato ad ottenere un lavoro. Del resto ieri mattina - spiega Giancarlo Leorini della Uilm - il 90% delle persone in coda sono in attesa di informazioni sul reddito di cittadinanza.

Anche il Caf della Cisl si è mosso in anticipo e ha deciso di contattare con un sms chi, almeno sul fronte economico, avrebbe diritto al reddito: «Ogni anno - spiega Andrea Figaia, segretario Cisl - il Caf stende circa 6.000 Isee. Quegli Isee sono stati censiti in modo da verificare quanti fossero coloro che avrebbero avuto diritto al reddito o alla pensione di cittadinanza. Indviduati, sono stati contattati attraverso l’invio di un sms». Chi ha un Isee tale da poter fare domanda, è stato informato e spesso ha chiamato il centro di assistenza per fissare un appuntamento e verificare se sussistano pure tutti gli altri requisiti. Anche ai Caf Cisl - spiega Mauro Uberti che si occupa del sindacato in Lunigiana - sono le donne a chiedere notizie sul reddito. Spesso si informano per altri, per i figli, per il marito, per i genitori. Spesso sono le dirette interessate: contano su una integrazione al loro risicatissimo reddito e in una possibilità concreta di lavoro. Informazioni, quindi, appuntamenti, contatti, ma la calca no. Non c’è ressa alle Poste, non ai Caf - almeno non in quelli che abbiamo visitato. Molti, probabilmente, sono ancora alla fase “informazione”, nei prossimi giorni decideranno come e dove organizzarsi. —C.S.

/ Altri servizi a pag 2 e 3

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini