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processo stidda 

Lo accusano di estorsione e di essere mafioso, ma il testimone in aula si rimangia tutto

Libero Red Dolce
Lo accusano di estorsione e di essere mafioso, ma il testimone in aula si rimangia tutto

Secondo l’accusa l’operaio chiedeva il pizzo, ma l’ex capocantiere ritratta: «Mai minacciato nessuno». Il pm però ha dei dubbi: "Qualcuno la sta minacciando?"

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MASSA. Si respirava aria strana in aula al tribunale. Aria di palma, macchia mediterranea, dell’odore stantio delle parole dette e poi ritirate. Accuse incrociate, veli insinuanti e una ritrattazione fatta di «non ricordo» e «mi avranno riferito» che lascia qualche dubbio a pm e giudice, più volte intervenuti a domandare al testimone se avesse ricevuto pressioni. Ma ora c’è un buco nell’accusa: il capocantiere Roberto Farano, le cui testimonianze avevano messo la Dda addosso a Bernardo Monachella, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha negato ogni accusa fatta.«Non ha mai minacciato».

C’è una lettera, la data è del 21 dicembre 2013. Il primo a citarla e esibirla in aula è Cristoforo Palmieri, 47 anni, ex titolare della Soces. È l’uomo che accusa Monachella di essere un membro della Stidda, organizzazione mafiosa della Sicilia. Gli avrebbe estorto 11mila euro. Anche nel passato recente dell’imprenditore gelese ci sono guai giudiziari. Nel febbraio scorso un sequestro della Dia di Caltanissetta di due milioni di euro. Gli inquirenti lo ritennero «persona molto vicina alle consorterie mafiose della “Stidda” e di “Cosa nosta” di Gela e di Vittoria».

Anche Palmieri ha parlato in aula, le lettere - sono due, un’altra è scritta da un altro dipendente - le cita per rafforzare la sua tesi. «Non sono il solo ad accusare Monachella. C’è la dichiarazione di Farano». È l’ex capocantiere della Coiver srl, la ditta che diede il subappalto al Nuovo Pignone alla Soces. Parlerà dopo di lui e quello che dirà sarà, a sorpresa, un duro colpo alla tesi accusatoria. Farano è in aula come teste dell’accusa, convocato dal pm Federico Manotti, della Dda di Genova. Ma già dalle prime risposte date al magistrato si capisce che qualcosa è cambiato. «Ha mai visto passaggi di denaro tra Monachella e Palmieri? Quest’ultimo si candidava con lei circa le estorsioni». «No». Strano.

Il sostituto procuratore appare sorpreso. Sollecita Farano da ogni angolazione: «Ricorda di aver dato una sua dichiarazione scritta a Palmieri nella quale accusava Monachella? È sua questa firma? Monachella si vantava di essere parte degli “stiddari”? Ricorda di aver detto alla polizia che Monachella affrontava Palmieri ogni volta che si vedevano per avere dei soldi?». È una sfilza di «no», «non ricordo», «forse, ma sono passati sei anni». Il pm gli legge le dichiarazione rilasciate alla polizia nel dicembre 2013, sono accuse pesanti a Monachella: minacce, mille euro estorti ogni mese, passaggi di denaro visti, atteggiamenti mafiosi. Farano s’imbarazza, deglutisce ma non molla: no, non è andata così. Non è mai successo. «E allora perché allora disse così alla polizia?». Laconico Farano: «Avrò sentito dire».

A quel punto Manotti sente che deve chiederlo: «Lei è stato contattato da qualcuno di recente? Ha timore di dirà la verità?». Nega ancora Farano. Non è che ha cambiato idea, solo allora aveva riferito circostanze sentite. Anche il presidente del collegio Ermanno De Mattia (a latere Valentina Prudente ed Elisabetta Congiusta) chiede di eventuali pressioni: «Rischia la falsa testimonianza», gli fa presente. Ma è ancora un no.

Infine a parlare è un testimone della difesa Monachella, voluto dall’avvocato Rocco Guarnaccia. È l’ex superiore di Farano, che racconta del licenziamento di quest’ultimo, dovuto a una segnalazione proprio di Monachella. Un altro colpo di scena. «Attivammo un investigatore privato che dimostrò tutte le accuse. Ci fu un accordo per evitare il processo, era al limite della truffa. Farano ammise, lo obbligava a fare cose. I lavori erano fatti male, presumo per un accordo tra Farano e Palmieri, favorendo la Soces a danno nostro». Un gioco di specchi isolano arrivato qui con un subappalto al Nuovo Pignone. Prossima udienza il 17 aprile. —
 

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di Redazione web