Gioco
Passeggiata femminista «Nel 2019 già 41 donne al centro antiviolenza»
MASSA. Scioperano perché il progresso richiede tempi lenti, spesso morti. Ma il regresso si muove alla velocità della luce ed è un percorso semplice: basta tornare indietro. Milioni di donne non intendono retrocedere però, e in tutto il mondo hanno deciso di fermarlo, il tempo. E di scioperare. Venerdì 8 marzo davanti al teatro Guglielmi di Massa, alle 17, ci sarà il punto di ritrovo che darà il via alla passeggiata femminista organizzata dalla rete antisessista di Massa-Carrara fra le strade del centro, in concomitanza con lo sciopero globale che è stato lanciato dal movimento argentino ”Non una di meno”. E occhio a parlare di festa della donna. I dati, anche quest’anno, fanno sapere che c’è poco da festeggiare.
Da gennaio 2019 ad oggi sono 41 le donne che si sono rivolte al Centro antiviolenza Duna di Massa. Ogni anno in Italia 200 donne in media vengono ammazzate da chi sostiene di amarle, dal marito, dal compagno, dal fidanzato o da un ex. 420mila donne hanno subito molestie e ricatti. E le discriminazioni sono il pane quotidiano che sono costrette a vivere negli ambienti lavorativi. «Non è una festa ma una giornata di lotta», sottolineano Ilaria Tarabella, Marina Amadei e Cinzia Tonacci (nella foto) della rete antisessista di Massa-Carrara, il gruppo nato spontaneamente lo scorso anno per contrastare il «boom Pillon». Il disegno di legge del senatore della Lega è ancora in fase di discussione in commissione giustizia del senato. Questa settimane termineranno le audizioni e c’è non poca agitazione fra le persone che contestano il contenuto del disegno: l’affido paritario di un figlio a qualsiasi età (quindici giorni a casa di mamma, quindici da papà), l’abolizione dell'assegno di mantenimento, l’obbligo di sottoporsi a sei mesi di mediazione famigliare prima di separarsi. «Che prove ho? È la domanda che più spesso ci fanno le donne che si rivolgono al centro antiviolenza» – spiega Marina Amadei. Alla ricerca di tracce, prove che diano più credibilità alle parole pronunciate in aula. E poi l'allontanamento da casa per proteggersi. La debolezza economica che minaccia il bisogno di difendersi. La rinuncia spesso, il ritorno a casa. Un retrocedere che sembra obbligatorio. O comunque più semplice. «L’8 marzo sciopera a casa, al lavoro e scendi in piazza con noi», cita la locandina dell’evento; un passeggiata, insomma, che ha il sapore di un auspicio: quello di andare avanti. —C.P.
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