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Cava Romana e i confini del Parco Parla il presidente Alberto Putamorsi

Cava Romana e i confini del Parco Parla il presidente Alberto Putamorsi

In aula ha fatto il punto sulla riperimetrazione del 2018 La difesa: con quelle nuove mappe lo sforamento è minimo

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massa. Ieri mattina in aula, davanti al giudice monocratico Valentina Prudente, emerge con estrema chiarezza: il nodo sta tutto nella perimetrazione, in quella linea tracciata sulle carte che delimita l’area del Parco delle Apuane. Perchè se quella linea avanza o arretra, beh le cose cambiano parecchio.

A processo c’è Giorgio Turba, ex patron della Massese, titolare di Cava Romana (che escava presso cava Valsora-Palazzolo): secondo il pubblico ministero ha esteso l’attività estrattiva all’interno dei confini del Parco delle Apuane, comunque in un’area in cui l’estrazione non è nè concessa, né prevista dal piano di escavazione. È, infatti, con l’accusa di aver violato le prescrizioni delle legge sui beni culturali e sul paesaggio che l’imprenditore del marmo è a processo. Sul banco degli imputati, c’è anche il geologo Massimo Corniani, difeso dall’avvocato Luca Benedetti.

In particolare secondo l’accusa sarebbe stata arretrata la linea di confine del parco, ampliando in questo modo la zona interessata all’attività estrattiva. Del resto al centro del processo c’è proprio la perimetrazione dell’area parco: secondo la difesa la definizione del confine proposta da Cava Romana nel 2010, nel piano di coltivazione, sarebbe stata definita sulla base di una cartografia più dettagliata di quella nell’allora disponibilità del Parco. Parco che - emerge a processo - una prima perimetrazione la fa nel 1997 con scala 1:25.000. Nel 2007 arriva, invece, la cartografia elettronica possibilità di ingrandimento fino al rapporto di 1: 500 .

Ieri mattina, in aula, a fare il punto proprio su quella linea di confine è Alberto Putamorsi, presidente del Parco delle Apuane, chiamato a testimoniare dalla difesa di Giorgio Turba. È il presidente a spiegare, infatti, che il 18 luglio dello scorso anno c’è stata una ridefinizione dei confini. E per la difesa di Giorgio Turba (il suo avvocato è Laura Buffoni) quella ridefinizione va a sostegno delle sue tesi. Stando, infatti, ai nuovi perimetri del Parco, come delineati dalla scorsa estate, l’area interessata all’escavazione in violazione alle norme paesaggistiche sarebbe ridimensionata pesantemente e passerebbe dagli 11.000 metri cubi della iniziale contestazione a 2.800 metri cubi.

Diversa - come nella normale dialettica processuale - la posizione dell’accusa: il pubblico ministero, infatti, nota che dopo la riperimetrazione di luglio, il Parco, con atto datato 7 agosto 2018, ha comunque richiesto a Cava romana, con specifica ordinanza, la remissione in pristino allo stato del 2010.

A delineare ulteriormente il quadro sarà la prossima udienza fissata per il 7 giugno quando sfileranno i testi citati dalla difesa del geologo Corniani. —
Chiara Sillicani

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