Gioco
Alunni esclusi dalla gita «Solo per motivi disciplinari»
La preside: «Una mamma dice che abbiamo escluso ragazzi con problemi, è falso» «Decisioni prese dai consigli di classe: non ci sono solo diritti, ma anche doveri»
massa. Tanti alunni che vogliono andare in gita, 187 in tutto, pochi insegnanti per garantire un accompagnamento in sicurezza e così alla scuola Media “Paolo Ferrari” il 10% degli studenti non andrà in gita. I non ammessi però non ci stanno e sono insorti contro la preside Alessandra Valsega, con cartelloni fuori dalla scuola come “Gita: tutti o nessuno” o “Non è la scuola dell’inclusione”.
Quel che non è piaciuto a un gruppo di genitori è che il discrimine per decidere chi va in gita e chi non va sia stato stabilito sul giudizio disciplinare. Chi si è comportato male durante l’anno è stato escluso dai consigli di classe. «Quando i docenti hanno raccolto le adesioni, nel foglio destinato alle famiglie c’era scritto che il consiglio di classe si sarebbe riservato la decisione sulla partecipazione dell’alunno», spiega la preside Valsega. Che difende un metodo, quello della selezione basata sul comportamento, che non ha inventato lei. «Il 10% è rimasto escluso, valutato in base a una grigli con tante voci. Su 100 alunni ne rimangono a casa 10, mi sembra fisiologica come proporzione. I consigli di classe hanno scelto sulla base delle griglie del comportamento, non certo sui voti delle materie. Impegno, autonomia, rispetto delle regole: sono questi i criteri presi i considerazione dai docenti. Qualche genitore è venuto a parlare e abbiamo avuto modo di spiegare perché avevamo preso quella decisione. Altri invece hanno ritenuto di rivolgersi ai giornali, peraltro in maniera anonima».
L’accusa di alcuni genitori è che l’esclusione abbia riguardato anche ragazzi con disturbi dell’apprendimento, come dislessia o discalculia, problemi che incidono sul rendimento a prescindere dalla volontà dell’allievo. È da querela - sbotta la preside - l’unico discrimine è stato il comportamento. Chi non si comporta bene è giusto che sappia e che capisca che ciò che fa non va bene. Io a questi ragazzi come insegno quale sia la cosa giusta? Un educatore deve insegnare e valorizzare chi si comporta bene. Noi siamo una scuola inclusiva, per chi non va in gita ci sono altre attività.».
Il rischio però è di escludere proprio chi avrebbe più bisogno di inclusione. «I genitori dovrebbero venire al consiglio di classe: magari il figlio non rispetta i compagni, non è autonomo, tiene atteggiamenti non consoni. Invece di venire a capire come mai, attaccano. Sembra che ci sia il diritto di dire parolacce, il diritto di non impegnarmi. Ci vuole un patto scuola-famiglai, se non ti portano in gita hai fatto qualcosa che non doveva fare. I diritti corrispondono ai doveri». —
L.R.D.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
