Il Tirreno

Vendita Porto Spa, la Cgil alza la voce con Enrico Bogazzi: «Vogliamo sapere»

Manuela D’Angelo
Vendita Porto Spa, la Cgil alza la voce con Enrico Bogazzi: «Vogliamo sapere»

Il sindacato firma un documento chiedendo un incontro. Il segretario Gozzani: non si dimostra alcun rispetto per i lavoratori

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CARRARA. Da quando l’agenzia del quotidiano finanziario Radiocor, de Il Sole 24 Ore, ha pubblicato la notizia dell’imminente chiusura della trattativa per la vendita della Porto spa di Carrara al fondo di investimenti F2i, nessuno ha confermato o smentito la voce, lasciando sindacati e lavoratori a secco di risposte. Per questo la Filt Cgil ha firmato un documento, in cui chiede l’ennesimo incontro con la proprietà, per capire quando si concretizzerà la vendita e che ne sarà del futuro dei lavoratori.

Il segretario generale della Filt Cgil, Enrico Manfredi, con Alessio Menconi della segreteria generale della Cgil, scrivono: «Da mesi si susseguono voci sulla probabile vendita di Porto spa, voci che nelle ultime settimane sono diventate più insistenti, dando ormai per scontato il passaggio della società sotto il controllo del Fondo d’investimenti F2i. Come organizzazione sindacale stiamo da tempo chiedendo un incontro alla dirigenza, come previsto dal capitolo sulle relazioni sindacali del vigente Ccnl, finalizzato a ricevere informazioni in merito alla situazione della società, ma ad oggi ancora non abbiamo avuto risposta. In un corretto percorso di relazioni industriali non è ammissibile che il futuro e le scelte strategiche di un’impresa così importante per l’intero territorio vengano messe a conoscenza dei rappresentanti dei lavoratori solo tramite la stampa sia locale che nazionale. Rinnoviamo quindi la nostra richiesta di un incontro nel breve periodo. In caso contrario rivendicheremo prerogative e diritti nelle sedi opportune, a tutela dei lavoratori».

Enrico Bogazzi, l’armatore che presiede la società, in aeroporto appena tornato dall’America, risponde al Tirreno di non avere novità rispetto al caso delle vendita e di provare a contattare l’amministratore delegato della Porto, Paolo Dello Iacono. L’ad, a sua volta, ci dice di essere impegnato in una riunione tutto il giorno e di non poter parlare.

Dunque si torna a qualche giorno fa, quando Radiocor svelò gli obiettivi di F2i. Il fondo, guidato da Renato Ravanelli, starebbe sondando il mercato per eventuali investimenti in un particolare segmento di business, i porti e gli sbocchi al mare. Nel dettaglio, F2i avrebbe individuato alcuni “asset” di particolare interesse che fanno capo all’armatore Enrico Bogazzi: alcuni terminal commerciali del porto di Marina di Carrara e di quello di Porto Marghera (Venezia). Il primo passo, insomma, per “sbarcare” nel settore dei porti, per poi arrivare, magari, fino a Napoli e Taranto e controllare il Mediterraneo. Una operazione da milioni di euro.

«Che il principale sindacato italiano non debba venir a conoscenza di cosa stia accadendo – dichiara Paolo Gozzani, segretario Cgil Massa Carrara – è molto grave e dimostra ancora una volta quanto il futuro dei lavoratori sia sempre l’ultimo problema di questi signori». F2i, fondo di investimenti formato da Intesa San Paolo, Unicredit, Cassa depositi e prestiti e varie fondazioni bancarie, è il più grande fondo chiuso in Italia e uno dei maggiori in Europa, grazie alla gestione di “asset” per circa 5 miliardi di euro, investiti in settori chiave dell’economia italiana, come aeroporti, energie rinnovabili, distribuzione del gas naturale, ciclo idrico integrato, telecomunicazioni, reti logiche, sanità. Attraverso le sue partecipate F2i dà lavoro a più di 17 mila persone in Italia e milioni di utenti ogni giorno utilizzano i suoi servizi. Un impero fra cielo e mare di cui a breve potrebbe far parte anche la Porto Carrara. —

 

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