Il Tirreno

il dono 

I 400 libri di Barbara Monaco ora riempiono la biblioteca

Francesca Vatteroni
I 400 libri di Barbara Monaco ora riempiono la biblioteca

Il regalo della giornalista scomparsa: mettere i suoi volumi a disposizione di tutti E una dedica speciale che commuove: “Mia cara, non cambiare mai”

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«Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara. Ed è a una persona cara che subito ne parleremo. Forse proprio perché la peculiarità del sentimento, come del desiderio di leggere, è il fatto di preferire. Amare vuol dire, in ultima analisi, far dono delle nostre preferenze a coloro che preferiamo». Lo scrive uno tra i più conosciuti scrittori contemporanei, Daniel Pennac, il cui pensiero meglio non potrebbe descrivere l’ultimo gesto compiuto da Barbara Monaco verso la sua città, a cui ha fatto dono di oltre 400 libri, già catalogati e a disposizione di tutti, sugli scaffali della Biblioteca Civica. Ed è “Sidereus Nuncius” di Galileo il primo libro già preso a prestito da qualcuno, grazie al Fondo creato con questo speciale regalo che le amiche di Barbara, ricevutolo a loro volta dalla famiglia della giornalista l’anno scorso, dopo la sua prematura scomparsa, hanno voluto fare a Carrara, proprio in sua memoria. All’interno dei libri di Barbara, un logo che riporta il nome Fikullimakan, vale a dire l’associazione fondata da Barbara che si occupa di cooperazione internazionale con il Marocco, contraddistingue i libri regalati dalla giornalista scomparsa, nota anche per il profondo impegno nel campo dell’integrazione, tanto da diventare responsabile Arci per l’integrazione e l’immigrazione. E a presentare il Fondo a cui il regalo delle amiche di Barbara ha dato vita, è un emozionato Francesco Pegollo, il bibliotecario che ha catalogato i libri di Barbara davanti alla platea colma della Sala Gestri dove è avvenuta l’inaugurazione del fondo bibliotecario: «Nei libri si trovano cose strane, fiori, dediche, cose personali-rivela il bibliotecario che pur ammettendo di non averla conosciuta personalmente Barabara ne è rimasto colpito per averla conosciuta comunque attraverso i suoi libri-era piena di interessi, era affamata di cultura- ha proseguito -era molto sensibile alla scultura femminile: ci sono molti cataloghi di mostre e manifestazioni, come la manifestazione di Torano Notte e giorno-ha raccontato sempre il bibliotecario-e ci sono i filosofi esistenzialisti come Camus e in particolare Sarte su cui Barbara fece la tesi, presente anch’essa nel Fondo e dal titolo “Jean Paul Sartre: lineamenti per una morale dell’engagement”».

La sensibilità di Barbara era stata attratta anche dal pensiero di Freud soprattutto per quel che riguardava il disagio contemporaneo, con la lettura di diverse opere dello psichiatra tedesco e Barbara, spiega sempre Pegollo, aveva nutrito un’attenzione particolare verso i trattati sulla follia:”Non come strumento di potere-ha sottolineato-ma come fonte ispiratrice di creatività: in questo modo si era calata nelle letture di Erasmo da Rotterdam con "Elogio della Follia" o di Faucaut con il suo "Storia della Follia" e poi moltissimi trattati su Van Gogh”. Molti libri riguardano i conflitti religiosi: «Secondo me, per come l’ho conosciuta cioè attraverso le sue letture- ha proseguito Pegollo- Barbara odiava violenza e intolleranza tant’è che nella sua libreria ci sono molte opere sull’Illuminismo come "Dei delitti e delle pene" di Beccarìa, il "Trattato sulla tolleranza" di Voltaire e "Contro la pena di morte" di Hugo”. Ma c’è un libro nel Fondo, “Guide de la Question Palestinienne”, molto speciale per 2 motivi: perché si tratta di un volume quasi irreperibile se non in una biblioteca di Milano, edito nel 1970 e stampato a Beyrut, regalatole da un amico nel Natale del 2005 e perché porta una dedica “mia cara ti chiedo di non cambiare mai”». —



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