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Politeama: pronti a ripartire con i lavori nell’ala di via Roma
Concluso il recupero della parte crollata nel 2011 i condomini presenteranno un nuovo piano (meno costoso)
carrara. Mesi e mesi di cantiere inattivo, con gli sguardi dei carrarini che, passando da piazza Matteotti e via Roma, si facevano sempre più perplessi nel vedere i lavori al Politeama completamente fermi. Finalmente, annuncia la Caprice, Alba Viola Spa è pronta a riprendere i lavori. «Il cantiere riaprirà nell’arco di un paio di settimane, per concludersi in tempi celeri. I solai dei primi due piani accanto all’ex negozio Benetton, nell’ala ovest, sono stati ricostruiti. Mancano gli ultimi due piani».
Una buona notizia per i condomini del Politeama lato via Roma, perché solo una volta conclusa la ricostruzione della parte crollata nel 2011 sarà possibile partire col loro progetto. Un intervento «più snello» di quello elaborato per l’intero complesso dai professori universitari Spinelli e Lagomarsino alcuni anni fa (del costo di circa 2 milioni di euro). Si parla di un piano di recupero da 600mila euro, a cura dell’ingegner Giacomo Bizzarri, per il quale a metà gennaio i condomini hanno avuto il via libera dal Genio civile.
L’ingegner Bizzarri è diventata una figura nota dalle parti di via Roma e piazza Matteotti. «Non possiamo presentare un nuovo progetto con una soluzione più economica, come vorrebbe il condominio di via Roma, perché è in corso il completamento della parte crollata nel 2011. È la condizione sine qua non posta dal Genio civile. Poi potremo proporne uno nuovo».
Operazione funzionale anche all’ottenimento dei benefici del sisma bonus (circa il 70% della spesa detratta dalle tasse) a cui si può accedere naturalmente solo se il piano è stato redatto dopo l’entrata in vigore della legge. E quello unitario dei professori era precedente.
Dopo che Alba Viola Spa avrà ultimato la ricostruzione dei solai crollati sarà possibile intervenire sulla parte restante di via Roma. «Il principale difetto della struttura – spiega l’ingegner Bizzarri – è la debolezza dei pilastri interni, in muratura. È necessario procedere con il loro rinforzamento. E con incatenamenti per contrastare le spinte sismiche». Al recupero della parte centrale sta invece lavorando per la Caprice l’architetto Geloni.
Il palazzo più importante della città, edificato secondo la tecnica antonelliana (quella della Mole di Torino) dall’architetto Leandro Caselli nel 1888 e inaugurato nel 1892, sede dello storico circolo anarchico Germinal, di un teatro e di un cinema, di sale con specchi e legni ha resistito per più di cent’anni e poi i cedimenti. Il motivo? Secondo la magistratura sarebbe stato appesantito oltre la capacità di carico delle strutture portanti con una sopraelevazione che non doveva essere fatta. Nel 2008 un inquietante quanto sottovalutato cedimento di un pilastro portante del foyer aveva portato all’evacuazione dello stabile. Il 5 e 9 marzo 2011 altri due crolli, nel lato via Roma, nel gennaio 2013 un altro crollo a seguito di un evento sismico, sempre sullo stesso lato.
I due fascicoli – quello del 2008 e quello del 2011 – sono stati accorpati in un unico procedimento nel 2014 dal giudice Fabrizio Garofalo. Quindici gli imputati, con capi di accusa diversi ma tutti, a vario titolo, legati al cedimento del pilastro prima e al crollo dopo. Nel giugno 2018, il processo viene riassegnato. Cambia giudice. Dopo Garofalo e Sgambati (entrambi nel frattempo trasferiti) ecco Valentina Prudente. Gli avvocati non accettano che siano acquisiti semplicemente gli atti già prodotti e la fonoregistrazione dei testi ascoltati in aula e si riparte risentendo i consulenti tecnici del pubblico ministero. –
Tiziana Gori
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