Il Tirreno

comizio salvini nel 2015 

Scontri in piazza, carabiniere a processo È accusato di lesioni

C.S.

2 MINUTI DI LETTURA





massa. È il maggio 2015 e Matteo Salvini, leader della Lega, non ancora vicepremier, arriva a Massa per un comizio. È una giornata di tensione e di scontri. E quella giornata ieri viene ripercorsa in tribunale, di fronte al giudice monocratico Elisabetta Congiusta. A processo un carabiniere, Emanuele Mancini, 38 anni, nato ad Isernia e residente a Poggibonsi. Nel maggio di 4 anni fa, in previsione delle contestazioni, arrivano militari da fuori provincia e Mancini parte con altri 10 colleghi da Firenze. Oggi, in aula, deve difendersi dall’accusa di lesioni per aver picchiato Luca Ratti (per lui una prognosi di 6 giorni, nella foto).

A ricostruire in aula l’accaduto è proprio Ratti: rispondendo alle domande del pm Susan Pietrini, racconta di aver partecipato alla manifestazione con amici anarchici e il padre: «Ho visto- riferisce Ratti in aula - un poliziotto dare una manganellata a mio babbo e un carabiniere fare lo stesso». È a quel punto - è quanto emerge dalla ricostruzione - che il ragazzo decide di concentrare l’attenzione su di sè perché il padre non venga colpito nuovamente: «Ho lanciato il casco a terra, contro il cordone - precisa incalzato dalla difesa - due carabinieri mi hanno preso e tirato per la felpa». A quel punto - sempre stando alla ricostruzione di Ratti - l’imputato gli avrebbe sferrato una manganellata sulla schiena. Di colpi e calci - garantisce il ragazzo al giudice - ne arrivano altri. Ma Ratti - emerge in dibattimento - solo in occasione della prima manganellata avrebbe visto l’imputato sferrarla: «Sono caduto, mi coprivo il volto, vedevo i busti. Un carabiniere era caduto a terra con me, ho dedotto che fosse stato l’altro, l’imputato, rimasto in piedi, a colpirmi». Ed è proprio sulla possibilità di attribuire a Mancini le manganellate che - si intuisce sin dai primi passi del dibattimento - verte il processo. Su quello e sulla identificazione dell’imputato da parte dei testi tra cui due giornalisti presenti in occasione degli scontri. Il pm sottopone, infatti, una serie di fotografie di carabinieri, ma l’indicazione univoca dell’imputato non c’è. Gli avvocati di Ratti, parte lesa (è stato lui a denunciare) puntano l’attenzione su età e corporatura del ragazzo all’epoca dei fatti: un diciottenne di 50 chili. Le linee di accusa e difesa di delineeranno ulteriormente nel corso del processo, rinviato ad ottobre . —C.S.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web