Caso assenteisti, la Cassazione annulla un provvedimento
La Suprema Corte si esprime sulla interdizione dagli uffici di Laura Elda Bertoncini. E accoglie il ricorso della difesa: «Modesta offensività dei fatti per cui si procede»
massa. Al centro del ricorso, di fronte alla Cassazione, c’è una misura cautelare. Quella scattata a carico di Laura Elda Bertoncini. E quella misura cautelare la Suprema Corte l’annulla. Lo fa senza rinvio, vale a dire senza disporre che torni ad occuparsene il Tribunale del Riesame che l’aveva disposta. Decisione assunta anche - si legge nella sentenza - «tenuto conto della assai modesta offensività dei fatti per cui si procede». . Laura Bertoncini, dipendente del Genio civile - per ricostruire la vicenda - è coinvolta nell’inchiesta sull’assenteismo. Nell’ambito di quella inchiesta anche per lei scatta la misura cautelare dei domiciliari. A revocarla è il giudice per le indagini preliminari Alessandro Trinci all’esito dell’interrogatorio di garanzia.
Ma al gip il pubblico ministero Roberta Moramarco chiede - e ottiene - l’applicazione di un’altra misura cautelare: la interdizione dai pubblici uffici (quindi dal lavoro) per un anno. Contro quella decisione, la difesa ricorre al Tribunale del Riesame di Genova: i giudici liguri riducono l’interdizione da 12 a 6 mesi. La difesa decide di portare la questione di fronte alla Cassazione. I legali della Bertoncini ritengono, infatti, che non sussistano le esigenze cautelari e che l’interdizione non abbia ragion d’essere perché - motivano - nel momento in cui viene disposta, la dipendente a lavoro non va più: il reato non può essere reiterato.
La Regione, da cui dipende il Genio civile, ha infatti sospeso la dipendente nell’ambito di un procedimento disciplinare interno all’ente (oggi, all’esito del procedimento quella sospensione si è tradotta in un licenziamento). Dunque - è la ratio della difesa - se Laura Elda non va in ufficio, l’esigenza cautelare viene meno perché non potrebbe reiterare, appunto, il reato. La Suprema Corte accoglie il ricorso perché - motiva - «manca... una congrua prospettazione del modo ragionevolmente probabile in cui l’indaga potrebbe reiterare le condotte criminose in costanza di sospensione disciplinare».
Il ricorso, quindi, viene accolto e l’ordinaza del Tribunale del Riesame viene annullata senza rinvio. Nessuna misura cautelare quindi a carico della Bertoncini che non può tornare a lavoro non per motivi connessi al piano penale, ma per gli esiti del procedimento disciplinare. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
