Attenzione
«Non è un segreto di stato parlare del crematorio»
CARRARA. «Sono stato ammonito da Apuafarma per aver divulgato il numero delle cremazioni, ma il fatto non costituisce reato».
Lo scrive in una nota il consigliere forzista Lorenzo Lapucci. «Ho operato legittimamente sia nell'ottenere la disponibilità di quegli atti in ragione del diritto di accesso riconosciuto ad un consigliere comunale, sia nel ritenerli svincolati da qualsiasi segretezza in assenza di una specifica normativa che li qualificasse come segreti- continua - Il segreto d’ ufficio si sostanzia esclusivamente nelle ipotesi previste per legge. Non credo che il numero delle cremazioni sia da considerarsi un segreto di stato. Ancora più eloquente che si tratti di dati non ricadenti nella normativa restrittiva è che l’ azienda stessa li aveva pubblicati a mezzo stampa lo scorso 2 febbraio».
«Alla luce di quanto detto ritengo che la diffida inviatami sia insensata e paradossale in quanto sostiene che il sottoscritto avrebbe ecceduto i limiti per non aver mantenuto la riservatezza - prosegue Lapucci - Non serve ricordare che una società partecipata sotto il controllo del Comune di Carrara come Apuafarma non può controllare e sanzionare un politico che esercita le funzioni previste dal suo mandato. A meno che non ve ne sia motivo fondato e non è certamente questo il caso, come ampliamente dimostrato».
«Il presidente Cimino anziché applicarsi sul rapporto tra costi e ricavi del Forno Crematorio - prosegue Lapucci - ha preferito perdere tempo a diffidare il sottoscritto. Strategia studiata a tavolino per deviare l’attenzione dal fatto che il Tempio Crematorio è utilizzato dai vertici di Apuafarma come bancomat per raggiungere gli equilibri finanziari aziendali. Politici e manager con la memoria corta, che hanno dimenticato le dichiarazioni del Gruppo consiliare e della Giunta, che prevedevano il minimo numero di cremazioni necessario al pareggio finanziario dell’investimento. La vicenda della mancanza dei dati costi/ benefici del nuovo impianto del Forno Crematorio è l’ultima di una serie di storture a cui il potere pentastellato ci ha abituati. Così la politica ambientalista di cui il Movimento 5 Stelle faceva una bandiera in campagna elettorale si è trasformata in business». —
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