Sicurezza
«Umberto non ha mai molestato le figlie dell’aggressore»
carrara. È difficile tra commozione, amarezza e orgoglio trovare le parole giuste per Giancarlo Mottini, il fratello di Umberto, di Spicciolino com’è conosciuto in via Roma, dove era solito chiedere offerte ai passanti da un anno a questa parte e aggredito con un calcio l’altra settimana proprio nella strada principale della città.
Vorrebbe riportare un po’ di serenità negli animi, Giancarlo, dopo i commenti infuocati scatenatisi, ora quando a giustificare, ora quando a condannare l’uno o l’altro dei due protagonisti della vicenda: aggredito e aggressore. Accesi dibattiti a cui ha dato il via il video che riprendeva la scena del calcio, arrivato fino alla Tv nazionale con la trasmissione le Iene. Giancarlo ci prova, perché prendersi cura di un fratello nato con la sindrome di Aarskog-Scott, un bambino di 9 anni chiuso nel corpo di un uomo di quasi 40, significa prendersi cura di un uomo con alcuni tratti del volto alterati dalla malattia che nel corso del tempo ha visto crescere assieme al dolore per l’emarginazione sociale, problemi di droga e alcool. Significa fargli avere giornalmente delle somme di denaro misurate, in modo che possa comprarsi cibo impedendogli però di spendere tutto in alcol. Significa accompagnarlo periodicamente alle visite al Sert. Non è facile.
«Non è vero che Umberto non è seguito dai familiari», ribadisce con forza. Ringrazia l’assessore al sociale Anna Galleni e gli assistenti sociali, ringrazia la città, «vicina a mio fratello sia prima che dopo l’accaduto, con la maggior parte dei commercianti e i molti frequentatori di via Roma che hanno cercato di aiutare Umberto offrendogli pasti e colazioni e che hanno avuto parole di solidarietà». Non è vero, com’è stato detto, che Carrara è una città indifferente, anzi in questa occasione ha dimostrato una generosità di cui deve andare fiera, sottolinea.
Ma prima di ringraziare chi si è dimostrato vicino e solidale, Giancarlo vuole ricordare e lo fa con la voce rotta dall’emozione, le bimbe dell'aggressore: «Capisco il disagio di avere una persona ubriaca sotto casa e penso alle bambine dell’aggressore che non hanno la maturità emotiva e intellettuale di un adulto, anche se -aggiunge - non posso dimenticare la parola “molestia” scritta su fb dal fratello dell’aggressore, parola che ha un peso e fa male: Umberto ha la mente pura come quella di un bambino di 9 anni anche se il corpo è di un adulto. Quando gli ho fatto vedere il video andato in onda in Tv tremava come una foglia e quando il suo aggressore dice nel video di aver agito così perché Umberto infastidiva le figlie, voleva scappare via e ripeteva “non ci credo, non ci credo”. Allora l’ho abbracciato e abbiamo pianto insieme. Per questo motivo e perché l’aggressore continua pur chiedendo scusa a giustificare la sua azione, anche in occasione del nostro incontro dopo il fatto, non possiamo accettare di ritirare la denuncia come mi ha chiesto più volte. Perché non sento sincerità nelle sue scuse». —
Francesca Vatteroni
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