Il Tirreno

truffa alle assicurazioni 

L’inchiesta sui falsi incidenti continua Imprenditrice arrestata dai carabinieri

C.F.
L’inchiesta sui falsi incidenti continua Imprenditrice arrestata dai carabinieri

La donna era appena tornata dal Belgio (dove si trovava in carcere): è ai domiciliari nella sua abitazione a Montecatini  

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MASSA. Scatta l’arresto numero 17 nell’inchiesta della procura di Massa, denominata “Il Botto” sul maxi giro di truffe all’assicurazione e falsi incidenti che coinvolge medici, avvocati, professionisti e che il 28 gennaio scorso aveva portato alla esecuzione di 16 misure cautelari, di cui 4 in carcere e 12 ai domiciliari. Silvia Palamidessi, 45 anni, nata a Pistoia, residente a Montecatini Terme, imprenditrice attiva nel settore della infortunistica stradale, è stata arrestata nelle tarda serata di giovedì nella cittadina termale dai carabinieri del comando provinciale dei carabinieri di Massa guidati dal tenente colonnello Tiziano Marchi. Alla donna sono stati concessi gli arresti domiciliari, nella sua abitazione. L’ordine di custodia cautelare a suo carico era stato firmato dal giudice per le indagini preliminari Ermanno De Mattia già il mese scorso. Ma non era finora stato eseguito perchè si trovava all’estero: era in questo periodo Belgio, in carcere, in seguito a un arresto legato a un’altra inchiesta (che nulla a che fare con quella sui falsi incidenti). Appena tornata in Italia, ha trovato una pattuglia di carabinieri ad attenderla.

Secondo le carte dell’accusa, il ruolo di Silvia Palamidessi sarebbe stato quello di partecipare (assieme ad altri componenti della organizzazione) a falsi incidenti per esibire poi certificati sanitari e referti diagnostici (a cui provvedevano i medici collusi) allo scopo di ottenere illecitamente risarcimenti dalle compagnie assicurative.

L’indagine della procura di Massa. coordinata dalla sostituto Alessandra Conforti ha dimensioni davvero large. Investigando su decine e decine di episodi sospetti, avvenuti tra il 2015 e il 2018, gli inquirenti hanno indagato 130 persone che facevano parte – secondo quanto ricostruito – di due distinte organizzazioni che agivano sia a Massa, sia nelle province di Lucca, La Spezia e Pistoia. E hanno portato alla luce una ramificata e ben oliata “macchina” per generare frodi a danno di assicurazioni e di enti pubblici. I reati principali contestati sono la corruzione, e il falso materiale e ideologico in atti pubblici.

Gli indagati, si evince dai risultati delle indagini, avevano ognuno un ruolo specifico. C’erano quelli che inscenavano falsi incidenti stradali come finti feriti e finti investitori. C’erano testimoni farlocchi, medici che stilavano referti falsi, certificati di allungamento della malattia senza reali necessità, utilizzando spazi e strutture degli ospedali pubblici per gli esami e le visite. E c’erano avvocati che curavano gli aspetti legali e anche si sarebbero preoccupati di distruggere alcune pratiche compromettenti dopo aver scoperto di una possibile indagine. Il tutto per un danno patrimoniale stimato in 3 milioni di euro. —C.F.

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