Sicurezza
Epigrafi dimenticate in un corridoio di Palazzo Bourdillon «Recuperiamole»
Luana Mencarelli (M5s): «Non sono visibili al pubblico» Ma sull’ex municipio nessun investimento fino al 2021
massa-carrara. In commissione cultura si parla di storia locale. Al centro della discussione di martedì tre epigrafi monumentali conservate a palazzo Bourdillon, l’ex sede del municipio.
Da sette anni l’edificio è inaccessibile, ma al suo interno conserva tre opere d’arte, che sono anche tre memorie della città di Massa. Massa intesa come collettività, sottolinea il Movimento Cinque Stelle nella mozione discussa in commissione. «Le tre epigrafi sono in condizioni non consone al loro valore storico visto che sono collocate in un corridoio buio di un palazzo interdetto al pubblico passaggio – scrivono i pentastellati – mentre sarebbe importante valorizzarle per i cittadini e la città, non solo ai fini della conoscenza, ma anche per ciò che concerne il rispetto e la tutela di un bene identitario che appartiene alla comunità». Il documento ne chiede quindi al sindaco il recupero. Che permetterebbe di tornare ad ammirare ciò che testimoniano quei tre disegni: la conclusione dei lavori di costruzione della cinta muraria della città, per esempio.
Siamo alla fine del ’500 e quell’opera voluta da Alberico Cybo Malaspina serve più a dare una forma al territorio che a proteggerlo. Le mura non verranno mai attaccate e con l’Unità d’Italia lentamente saranno smantellate. La seconda epigrafe ricorda del rientro a Massa, nel 1814, di Maria Beatrice d’Este Malaspina, mentre una terza celebra la famiglia degli Anguillara.
Ricordi antichi dal valore indiscusso che anche la Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara è interessata a tutelare. «L’ente ha bisogno di un contatto diretto con voi», ha riferito alla maggioranza in commissione Luana Mencarelli. Condivisa la richiesta dei 5s dal consigliere del Pd Stefano Alberti, che ha inoltre proposto di realizzare un censimento delle targhe e delle lapidi di tutta la città. E favorevole è anche Alessandro Amorese di Fratelli d’Italia. Ma c’è chi si è espresso contrariamente all’atto. O meglio, lo considera inutile. La questione è prettamente politica: nel piano delle opere triennali, che l’amministrazione comunale in parte intende realizzare contraendo un mutuo, sono stati stabiliti dei fondi, precisamente 1 milione di euro, da destinare al recupero del palazzo in questione. E tanto dovrebbe bastare come impegno della giunta. Per Emanuele Canepa (Lega) è infatti un «processo già avviato». E propone ai pentastellati di cambiare la natura dell’atto: da una mozione, quindi una formale richiesta di assunzione di responsabilità – che dovrebbe essere vincolante per il sindaco e la giunta – ad una interpellanza. Ed è lo stesso Canepa a sostenere che «paradossalmente non essendo accessibile al pubblico» la conservazione in buono stato delle epigrafi è assicurata. Potrebbe essere per questa ragione che la priorità del ripristino del palazzo, nel piano delle opere, risulta essere secondaria rispetto ad altri tipi di interventi. E quei soldi verrebbero investiti, salvo imprevisti, fra tre anni, nel 2021. Anche Roberto Acerbo (lista Persiani sindaco) ha proposto alla consigliera pentastellata di riformulare l’atto, mentre per il consigliere Sergio Bordigoni la mozione «è una perdita di tempo». La presidente della commissione Sara Tognini ha rinviato la discussione e intende programmare un sopralluogo al palazzo. La mozione, per il momento, è in stand by. –
Camilla Palagi
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