Il Tirreno

Prende il Tfr dall’azienda, ma non era assunto: così fregava l'Inps

Libero Red Dolce
Il giudice Augusto Lama
◗
Il giudice Augusto Lama

Aveva dichiarato un rapporto di lavoro dal 1970 al 2007: non ci aveva mai messo piede. Condannato a restituire 43mila euro

2 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Trentasette anni di contributi nell’azienda dove ha sempre lavorato, sudore e impegno, e alla fine del rapporto lavorativo un discreto Tfr di 40mila euro e altri soldi per il trattamento per la cassa integrazione guadagni. Così raccontata sarebbe una normale storia di quotidianità di un dipendente, l’ultimo scorcio di una vita in azienda come tante.

Ma la sentenza del tribunale del lavoro racconta tutta un’altra cosa e che cioè l’uomo in quell’azienda non ha mai messo piede e che quei contributi dall’Inps non gli spettavano affatto. Infatti, dagli accertamenti che erano stati fatti dall’Inps stessa, non risultava che il lavoratore avesse mai messo piede nell’azienda dove dichiarava di aver passato quasi 40 anni. Negli anni indicati infatti aveva lavorato per altre imprese del territorio, pur sostenendo di essere stato invece sotto contratto sempre con la stessa.

L’ente previdenziale però si è insospettito, anche perché di altri casi simili aveva avuto sentore. E così ha fatto delle indagini approfondite, dalle quali è emerso con chiarezza che quel rapporto lavorativo di fatto non era mai esistito. Non che l’uomo non avesse mai lavorato; solo che il suo impiego era stato presso altre aziende, in maniera più discontinua. E di quel trattamento di fine rapporto non avrebbe dovuto vedere nemmeno un euro.

I soldi infatti li aveva ricevuti dall’Inps, in quanto ente gestore del Tfr. Quarantamila euro versati all’uomo nel 2006, alla fine del contratto, per quel che risultava dalle carte presentate. Ma non sono gli unici soldi arrivati sul suo conto.

Perché nel 2010 gli viene riconosciuta un’altra piccola somma, 3mila euro, dovuta ai lavoratori come trattamento per la Cassa integrazione. Insomma, ulteriori soldi versati senza alcuna legittimità. Come se l’uomo avesse avuto diritto a quelle cifre per via della sospensione dall'obbligo di eseguire la prestazione lavorativa e dei danni relativi patiti.

Così dall’Inps è arrivato un decreto ingiuntivo di pagamento: torna indietro quei 43mila euro, non ti spettano. L’uomo però ha deciso di opporsi ed è diventato ricorrente di fronte al giudice del lavoro Augusto Lama.

Il magistrato però ha rigettato il decreto ingiuntivo opposto dall’uomo, che ora dovrà restituire la cifra.

Resta però aperta un’altra partita. Com’è stato possibile che negli archivi di Inps l’uomo risultasse assunto in quella società? Possibili agganci con qualche dipendente porteranno probabilmente la vicenda sul piano penale. Lì la partita però si gioca sui reati di falso e corruzione.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web