Il Tirreno

la tragedia alla fb cave 

Morì in cava, prescritto l’illecito amministrativo

L.R.D.
Morì in cava, prescritto l’illecito amministrativo

L’eccezione sollevata dalla difesa dell’azienda coinvolta Resta in piedi l’accusa di omicidio colposo per quattro

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massa. Giornata complicata in aula per il processo su una tragedia in cava del 7 settembre 2012, quando perse la vita il cavatore Lucio Cappè, 47 anni quando un blocco di marmo appena tagliato crollò portandosi dietro una parte della parete a cui era attaccato e tre tonnellate di roccia travolsero. Per un’eccezione sollevata dalla difesa dell’azienda Fb Cave, dove Cappè lavorava, rappresentata dall’avvocato Roberto Carloni, si è decisa la prescrizione per l’illecito amministrativo, reato che riguardava solo l’azienda. Restano a processo invece Rina Brizzi 61 anni di Carrara, titolare della Fb , Massimo Gardenato, 51 anni di Carrara, direttore responsabile della cava e responsabile del servizio di prevenzione e protezione, Giorgio Luciani 54 anni di Carrara, sorvegliante della cava, Giovanni Ferri, 55 anni di Carrara, direttore responsabile della cava. Per tutti l’accusa mossa è di omicidio colposo.

Il giudice del processo è Alice Serra, trasferita di recente a Genova da Massa, ma rimasta titolare del procedimento. Ma la mattinata per gli avvocati si annuncia subito lunga, quando ci si accorge che per la pmDebora Bracco è contemporaneamente assegnata anche ad altri procedimenti in un’aula diversa con un altro giudice. Dunque il tempo scorre di rinvio in rinvio, non potendo materialmente la pm essere presente in entrambe le aule.

Soltanto verso le 14, terminate le udienze nell’altra aula, il processo può ripartire. Ma molti dei testimoni e dei consulenti presenti hanno dovuto lasciare l’aula, per impegni già presi. Così si può procedere soltanto all’audizione di un testimone chiave, il collega di Cappè, Fabian Otto, che stava lavorando con lui e miracolosamente riuscì a mettersi in salvo al momento del crollo.

Otto ha confermato, su richiesta della pm, quanto già dichiarato in due precedenti audizioni dell’aprile 2016 e del settembre 2017. Le uniche domande nuove riguardano un reperto fotografico acquisito dalla corte, cioè un’immagine dell’operazione di taglio che si stava eseguendo.

Otto ha confermato che era stato fatto un taglio alla base prima e poi una serie di tagli verticali. «Ma è vero che quel giorno era previsto il quarto taglio, prima che avvenisse il blocco?». Otto, con la foto di fronte, ha confermato che prima si sarebbe dovuto concludere il taglio posteriore, riconoscendo i tre tagli effettuati prima. In aula erano presenti l’avvocato Adriano Martini, che difende Ferri, l’avvocato Luca Lattanzi, che difende Brizzi,l’avvocato Enrico Marzaduri per Gardenato e l’avvocato Tania Vatteroni per le parti offese, i familiari di Cappè. Prossima udienza il 18 aprile. —

L.R.D.

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