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Il mal di pancia dei 5 Stelle apuani: «Salvini doveva andare a processo»

Camilla Palagi
Il mal di pancia dei 5 Stelle apuani: «Salvini doveva andare a processo»

Il deputato Ricciardi, i consiglieri Mencarelli e Menchini e il vicesindaco di Carrara Martinelli criticano il voto  

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MASSA. Una corsa ad “ostacoli virtuali” e un’accusa forte che si solleva proprio dai pentastellati apuani: questo Movimento Cinque Stelle non è quello originale. Ai consiglieri comunali del Movimento, Luana Mencarelli e Paolo Menchini, non sono piaciuti alcuni particolari della votazione di lunedì sulla richiesta di autorizzazione a procedere a carico del vicepremier Mtteo Salvini per il “caso Diciotti”. E anche il deputato Riccardo Ricciardi non ha mancato di mettere i puntini sulle “i” riguardo il quesito al quale gli iscritti 5s hanno dovuto dare una risposta.

I mal di pancia sono iniziati già nella giornata di domenica, quando i grillini sono stati chiamati a raccolta sulla piattaforma Rousseau per scegliere se mandare o meno davanti ai giudici il ministro degli interni Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato. Il risultato è noto: 52.417 i votanti, 30.948 dei quali (il 59,05%) hanno risposto “sì è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato” mentre 21.469 hanno detto “no, non è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato”. Ma ad essere messa sotto accusa è stata innanzitutto la domanda formulata per il quesito. Considerata poco chiara e piuttosto contorta.

«La domanda corretta doveva essere impostata sulla volontà di voler rispettare o no un congenito principio del Movimento 5 Stelle – dice Luana Mencarelli - tanto che a mio avviso non avrebbe dovuto sussistere neppure l’ombra del dubbio», spiega la consigliera, che definisce «ridondante» quella formulata invece per la votazione. Ancora più critico il consigliere Paolo Menchini: «Il modo nel quale è stato presentato il quesito con risposta “a imbuto” che mi ricorda molto le espulsioni dei portavoce della prim'ora. Un metodo molto lontano da quello adottato per la stesura del programma elettorale dello scorso anno. Questa formulazione – dice - mi ricorda quella dei referendum che abbiamo criticato».

E nel merito della questione, i pentastellati locali, Mencarelli, Menchini ma anche il deputato Riccardo Ricciardi, hanno fatto sentire il loro secco “no”. «La questione – scriveva Riccardo Ricciardi – non riguarda immigrazione, apertura o chiusura dei porti, se ha fatto bene Salvini a chiudere quel porto, no. La questione qui è: può un ministro per una scelta politica infrangere la legge senza che sia un tribunale a giudicare questa cosa? Attenzione: non sto dicendo che Matteo Salvini abbia infranto la legge, dico solo che non deve essere un'aula composta da dei politici, in questo caso il Senato, a stabilire se un ministro ha o no infranto la legge. Lo deve stabilire un tribunale. Ci si difende nei processi, non dai processi. Il precedente che si creerebbe per una forza come il M5s sarebbe gravissimo».

Per Luana Mencarelli il quesito nemmeno doveva essere posto: «Noi del M5s – dice Luana Mencarelli - abbiamo sempre creduto che ritenerci tutti uguali per la legge fosse una garanzia per tutti i cittadini che siamo stati chiamati a rappresentare. Sono certa che Salvini, o Di Maio, o Conte o chicchessia, sarà in grado di sostenere le proprie tesi in un aula di tribunale, invece potremmo rischiare di essere corresponsabili di un abuso. L’esito di una consultazione così posta, il più favorevole per Salvini, non si tradurrebbe comunque in accertata credibilità. Per questo ho votato no».

Ancora più critico Paolo Menchini: «Alla fine ho reputato che la richiesta dei giudici abbia un senso – dice - e pertanto sono stato tra quelli che, votando no, si è schierato a favore del concedere l'autorizzazione. Ora mi auguro e spero di essere chiamato in causa anche tutte le volte che ci discosteremo dal contratto di governo o quando lo sviluppo in dettaglio dei punti di programma crei forti perplessità».

Da Carrara arriva anche la voce del vicesindaco Matteo Martinelli che dice: «sono stato tra i pochi a votare contro il contratto di governo, ma spero di essere tra i tanti ad aver votato a favore dell'autorizzazione a procedere», e quella del consigliere regionale Giacomo Giannarelli: «Non ho fatto in tempo a votare, ma se lo avessi avuto avrei votato sì». Difficile ipotizzare un'orizzonte stabile allo stato attuale delle cose: crescono i pentastellati contrari alle posizioni dei vertici del Movimento. E il loro "no" arriva forte e chiaro. —

Camilla Palagi

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