Il Tirreno

a montignoso 

Lite tra vicini e bastonate: ma le versioni cozzano

L.R.D.

Un uomo a processo per lesioni per aver malmenato due sorelle, sostiene che le donne si siano inventate tutto per screditarlo

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montignoso. Denunciato per lesioni, perché avrebbe colpito con un bastone due vicine di casa, sorelle, che litigavano con la madre. Ma la sua famiglia, mamma compresa, raccontano tutta un’altra storia e cioè che quelle lesioni se le siano procurate da sole, intenzionalmente, per poterlo mettere in trappola. E così nell’aula di tribunale, di fronte alla giudice Elisabetta Congiusta, va risolo un caso ingarbugliato.

Sono due visioni , inconciliabili quelle che si affrontano. Due racconti che collimano soltanto nel luogo, il cortile di una casa di Montignoso, e la presenza dei protagonisti.

L’uomo a processo per violenze, difeso dall’avvocato Leonardo Angiolini, secondo l’accusa avrebbe reagito in malo modo in una lite verbale tra sua madre e le due vicine di casa. Tutto nasce dalla presenza del genitore della donna, il nonno dell’imputato dunque, in casa delle due vicine. Secondo il racconto della figlia, il padre sarebbe andato via di casa per questioni personali, forse degli screzi, andando a vivere con le due sorelle.

Qualche tempo dopo, sempre stando alle dichiarazioni della donna, avrebbe deciso di rientrare in casa. Solo che durante il suo auto esilio nel vicinato, l’uomo avrebbe portato con sé letto e bicicletta, rimasti “ostaggio” delle ospiti.

Un giorno di settembre del 2016, racconta la donna di essere andata alla porta delle due vicine per recuperare la roba del padre. Nessuno le risponde alla porta e lei bussa alla finestra, ma la risposta è un no. «Più tardi ho visto che nel cortile c’era il letto e altra roba e sono andata a recuperarle, ma non sono entrata in casa loro».

Lì succede qualcosa, di sicuro una discussione tra le due vicine e la donna. «Prima parlavo con una delle due sorelle, mi diceva delle cose, era agitata ma lei è sempre così. Quando mi sono girata per andare via è uscita l’altra sorella con un bastone in mano, voleva tirarmelo. A quel punto è intervenuto mio figlio, che era poco distante, l’ha bloccata e le ha strappato il bastone dalle mani. E lo ha spezzato».

Le donne invece sostengono di essere state aggredite e colpite. Viste le discrepanze in aula si cerca di stare sui fatti. C’è un referto dell’ospedale, fatto a una delle due donne quel giorno, dov’è riportata la frattura di un omero. La donna sostiene che sia stato il figlio della signora.

«Mio figlio non l’ha mai toccata - invece sostiene la donna in aula - io ero con mia figlia, minorenne, ho cercato di portarla subito via. Anche mio figlio, quando mi aveva visto parlare con una delle due sorelle, era tornato indietro per dirmi di andare via».

La giudice però domanda: «Come spiega il referto dell’ospedale? La frattura non è banale». La donna racconta così: «Dopo che mio figlio è intervenuto a fermare una delle due, loro si buttavano in terra, picchiavano la testa contro i pali che reggono la recinzione».Fatto sta che le donne, appena la vicina e il figlio vanno via, chiamano la polizia. E sporgono denuncia.

Aggiunge qualche particolare il compagno della donna: «Prima di quell’episodio i rapporti erano sereni, poi il padre aveva deciso di tornare a casa e c’era stata tensione. Gli dava dei soldi, loro sono venuti a chiederli anche a casa». —

L.R.D.

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