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Infermiere e Oss aggredite, «Serve l’indennità di rischio»

Infermiere e Oss aggredite, «Serve l’indennità di rischio»

Cgil e Uil all’attacco dell’azienda sanitaria: episodi di violenza all’ordine del giorno I sindacati chiedono un tavolo per garantire maggiore sicurezza ai lavoratori

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massa. I sindacati lo ribadiscono con forza: quello dello scorso mercoledì - con due infermiere e un’operatrice sanitaria aggredite e picchiate da un paziente nel reparto di psichiatria - non è un caso isolato. Episodi di violenza - scrivono Cgil e Uil in due distinte note - sono all’ordine del giorno e spesso sugli operatori sanitari gli utenti scaricano la rabbia per inefficienze organizzative che davvero - puntualizzano i sindacalisti - non sono imputabili al personale: «Si viene aggrediti - scrivono Valerio Musetti, coordinatore dipartimento sanità Cgil e Alessio Menconi che in Cgil è responsabile sicurezza nei luoghi di lavoro - per le liste d’attesa, per le carenze di personale, perché l’ambulanza tarda ad arrivare, per il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, in psichiatria, serd, geriatria, fuori degli ambulatori. Necessario porre l’attenzione su organizzazione, adeguamento degli organici, sicurezza dei luoghi di lavoro, strutture inadeguate a rispondere a pazienti con patologie diversificate e complesse. Tutele contrattuali e formazione sono le priorità per contrastare un fenomeno ormai dilagante».

È proprio sugli aspetti contrattuali che insiste Claudio Salvadori (Uil) chiedendo il riconoscimento dell’indennità di rischio: «Dall’apertura del nuovo ospedale abbiamo avuto braccia rotte, contusioni e infortuni di vario tipo, ma l’azienda ha preso sempre tutto sottogamba. Per questo chiediamo con forza alla dirigenza Asl di sedersi al tavolo con le organizzazioni sindacali per discutere l’assegnazione dell’indennità di rischio a questi operatori che svolgono attività pericolose, come avviene in altre province della Toscana. Non è tanto per il valore economico dell’indennità - prosegue Salvadori - quanto per il fatto che così viene ufficialmente riconosciuto che svolgono attività a rischio. E questo significa inoltre un’attenzione maggiore da parte dell’Usl Toscana Nord Ovest nell’organizzazione del lavoro: organici completi, distribuzione dei turni di personale per far fronte a ogni eventuale criticità. Si sta parlando di mettere in atto meccanismi e procedure che tutelino al massimo gli operatori. Per esempio, a psichiatria la postazione medica è esterna rispetto al reparto vero e proprio mentre noi riteniamo che dovrebbe essere all’interno per garantire un presidio costante e più sicurezza».

Non solo, secondo Uil, altri settori vedrebbero a rischio gli operatori, tra cui quello dell’assistenza domiciliare: «L’assistenza domiciliare è sotto organico da troppi mesi. È stato proposto di mandare il personale da solo a casa dei pazienti, ma ci sono realtà a rischio, patologie complicate e pure psichiatriche». Insomma, per Salvadori deve essere rivista tutta l’organizzazione anche sul territorio a cui devono mettere mano l’Asl e il dirigente infermieristico».

Chiede l’apertura di un confronto con Asl anche la Cgil che formalizza la richiesta di «una commissione paritetica, tra sindacati e azienda, con il compito di individuare l’implementazione delle azioni e delle misure necessarie per un programma antiviolenza. Una commissione che - proseguono Valerio Musetti e Alessio Menconi - oltre alla prevenzione, dovrà prevedere la predisposizione di un team costituito da personale dedicato, addestrato a gestire situazioni critiche e alla mediazione dei conflitti».

La Cgil invita anche l’Asl a mettere in campo misure di riduzione del rischio: «Facilitare la presenza delle autorità di pubblica sicurezza; valutare la necessità di installare, impianti di allarme o altri dispositivi di sicurezza nei luoghi dove il rischio è elevato».

Insomma, dai sindacati arriva la richiesta di maggiore sicurezza e di un confronto con l’azienda. —

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