Il Tirreno

Licenziato, dopo otto anni ottiene giustizia: "Era illegittimo"

Licenziato, dopo otto anni ottiene giustizia: "Era illegittimo"

Roberto Conti, ex capo del personale di Barsanti Macchine racconta la sua vicenda: ho sempre aiutato l’azienda 

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MASSA. Si chiama “esternalizzazione”, è l’affidamento di determinate lavorazioni o servizi all’esterno da parte di un’azienda. In sostanza: quel lavoro non lo fa più un dipendente ma un lavoratore (o una società) esterna. È quanto avvenne per Roberto Conti, oggi 63 anni, ex capo della gestione del personale di Barsanti Macchine, protagonista di una vertenza lunga 8 anni per ottenere il riconoscimento dei suoi diritti.

Conti fu assunto dalla Barsanti Macchine nel 2002, dopo esperienze alla Sanac spa, prima a Cagliari poi a Massa, ed alla multinazionale americana Vesuvius Italia Spa dove ricevette anche il President award per aver abbattuto i costi in diversi stabilimenti. «Per abbassare i costi e consentire che l'azienda potesse attivare la mobilità per altri dipendenti – racconta lui stesso – accettai un accordo per cui, per due anni, avrei lavorato per uno studio ad Avenza (Ag Servizi), ma di fatto continuando ad essere capo del personale, gestendo lo stabilimento di via Dorsale e gli uffici di Pietrasanta. Mi sono sacrificato passando ad un contratto da metalmeccanico ad uno a tempo determinato del commercio».

Sacrifici e tagli, però non sono sufficienti. Barsanti Macchine va in crisi e avvia le procedure di mobilità. A Conti, però, arriva la lettera di licenziamento. Inizia così la sua lunga battaglia giudiziaria. Il lavoratore fa ricorso davanti al tribunale di Massa per ottenere il reintegro sul posto di lavoro. Ma la sentenza di primo grado del giudice del Lavoro Augusto Lama rigetta la sua richiesta. Sostenendo, in pratica, che Conti non era più dipendente della Barsanti, ma della Ag Servizi.

Non è finita, però: assistito dagli avvocati Alfredo Malfatti del foro di Lucca ed Emanuele Buttini di Massa, Conti fa ricorso. È la Corte di Appello di Genova con sentenza del 12 dicembre 2014 ribalta la sentenza di primo grado. Tra il lavoratore e la Barsanti, argomentano i giudici di secondo grado, restava «in essere un rapporto di lavoro subordinato». Conti, dunque, deve essere reintegrato. La sentenza di appello viene confermata dalla Suprema Corte che il 13 settembre 2017 rigetta il ricorso della Barsanti. Infine, con sentenza del 26 settembre 2018 del Tribunale di Massa ha riconosciuto al lavoratore anche la parte economica di ciò che ha perso negli anni del licenziamento, circa 300 mila euro. Vittoria su tutti i fronti. «È finita e ho vinto, ma ho passato 8 anni di sofferenze, difficoltà, spese economiche, stress ed ansia – racconta ora Roberto Conti – senza lavoro né stipendio non ho potuto contare sulla liquidazione e sulle competenze residue che mi avrebbero permesso di avere una certa serenità».

Conti ripercorre quanto fatto in nove anni per l'azienda: «Iniziai con il risolvere il problema dei disabili perché la società era inadempiente alla Legge 68/99, misi mano agli straordinari pagati con percentuali altissime, feci aderire la ditta all'Assindustria di Massa Carrara per un salto di qualità».

E ancora: «Flessibilità nell’orario di lavoro, il vestiario invernale, l'applicazione della legge sul congedo parentale, la stabilizzazione di diversi contratti grazie a bandi della Provincia. Mi sono esposto con la direzione per tutelare i vostri diritti – dice rivolgendosi agli ex colleghi - disapprovando per il licenziamento di alcuni e rifiutandomi di fare lettere di contestazione perché prive di fondamento». Conti, insomma, rivendica di avere sempre lavorato per il bene dell’azienda che lo ha licenziato perché «un uomo fa quello che è suo dovere».

 

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