Sicurezza
In 40 in piazza: «Quel quadro ha profanato il nostro Gesù»
Un gruppo di cattolici contesta la mostra di Veneziano Il curatore: lo scandalo nella chiesa è il peccato nascosto
MASSA. È una questione di simboli e di significati. Di iconografia e di concetti sintetizzati dalle immagini. Con i simboli l’artista Giuseppe Veneziano gioca e volutamente provoca: associa ai segni significati nuovi, spinge il simbolo al suo estremo. In una critica violenta alla post modernità, all’era dell’ego e della morale dai confini ridisegnati: Biancaneve - è una delle opera esposte - uccide i nani perché la cattiveria è anche insopsettabile, Pippo assassina Topolino. Batman sniffa e da lì, forse, deriva i suoi superpoteri. Lenin fa comizi da un palco brandizzato Mc Donald’s e la ragazza con l’orecchino di perle (che le perle non le ha più) del pittore Jan Vermeer è di profilo, a mezzo busto mentre si scatta una foto. Oggi forse quella fanciulla sarebbe così. Dissacrazione dei tempi, dell’arte, delle favole. Gesù - dalla rivisitazione dei simboli di Veneziano non è eslusa la religione - veste slip leopardati: sulla croce alla scritta Inri, l’autore del quadro sostituisce l’acronimo Lgbt (Lesbiche, Gay, bisessuali, transessuali). Quel Gesù che nel volto, nei capelli lunghi e chiari, nella barba, mantiene i tratti dell’iconografia classica, è, per una parte del mondo cattolico, «offensivo e blasfemo». Tessa Gnesi ne è convinta: il messaggio suggerito da quell’opera «è profanazione dell’immagine di Gesù». Così è la stessa Tessa Gnesi, presidentessa dell’associazione pisana “Via, Verità, vita”, a promuovere, ieri mattina, una veglia di preghiera in piazza Aranci, proprio sotto il Ducale «per riparare all’offesa». La volontà di raccogliere la provocazione - parole della presidentessa - non c’è perché «la mostra è un pretesto. La nostra vuol essere una testimonianza privata, una riparazione - ribadisce - alla blasfemia e alla persecuzione dei cristiani. Nel 2018 sono stati uccisi 4305 cristiani, 3150 sono stati arrestati e detenuti senza processo. È importante ricordare che l’offesa al sentimento cristiano non solo è grave, ma è sanzionata dal nostro ordinamento». Tessa Gnesi ci tiene a ribadire che la veglia nulla ha di politico, ma è manifestazione di fede. Non risparmia, però, critiche all’amministrazione che alla mostra ha dato il patrocinio.
Per Patrizia Menchini, massese doc, residente a Canevara, della Fondazione Milizia Immacolata, la mostra lede «il principio del reciproco rispetto. Se avessero offeso un’ altra religione, avrebbero messo una bomba». C’è anche un sacerdote, uno soltanto, in piazza Aranci, preferisce evitare i commenti: non il suo nome, non una parola sulla scelta di partecipare alla veglia.
Risuona il Credo al megafono e i grani dei rosari scivolano tra le dita di una quarantina di persone raccolte in preghiera. Le loro voci si sentono nella grandi sale al primo piano di Palazzo ducale. È lì che sono esposti i quadri di Veneziano: acrilico su tela e la pittura - nella parole di Egidio Giorgi che ha organizzato la mostra - a realizzare contrapposizioni», riletture alla luce dell’attualità. Giorgi nelle opere del Veneziano, in quell’ultima cena che ripropone le geometrie leonardiane e in cui i discepoli non si concentrano su Gesù, ma sui selfie, vede i nostri tempi: «Lo scandalo è un altro. Lo scandalo nella chiesa sono i preti denunciati, i casi di pedofilia. È il peccato nascosto. L’artista usa l’arte come strumento di espressione, non c’è nulla di scandaloso. La mostra conta 2.500 visitatori e nei prossimi giorni arriverà Sgarbi». Non c’è scandalo neppure per il sindaco Francesco Persiani (leggi articolo sotto). Non si esprime, invece, il vescovo Giovanni Santucci. Certo - spiega - «all’artista e all’amministrazione che ha promosso la mostra non c’è da fare pubblicità». È forse nell’intenzione di non fare pubblicità che rimanda i commenti al 25 febbraio quando l’esposizione sarà terminata. —Chiara Sillicani
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