Il dolore
Aggredita dal compagno mentre allatta
Il racconto choc: «Mi disse: ti faccio uscire gli occhi dalla testa». Ma in aula ha provato a ridimensionare le accuse
CARRARA. Nel maggio dello scorso anno, come lei stessa aveva raccontato ai carabinieri subito dopo il fatto, il compagno l’aveva aggredita, proprio mentre lei stava allattando il loro bambino di pochi mesi. . Ieri in tribunale, dove l’uomo deve difendersi dall’accusa di maltrattamenti in famiglia (è difeso dall’avvocato Claudia Volpi), di fronte alle incalzanti domande del sostituto procuratore Alessandra Conforti ha cercato di ridimensionare i fatti e, soprattutto, ha dichiarato di aver ripreso a vedere il compagno, fuori casa, nonostante un ordine di avvicinamento emesso nei suoi confronti.
Una vicenda delicata che vede coinvolti dei minori (tre bambini) e che per questo racconteremo senza fare nomi e cercando di non rendere identificabili vittima e protagonista.
Sul banco dei testimoni ieri mattina è stata sentita proprio la donna che nel amggio scorso era finita al pronto soccorso e aveva sporto denuncia per i maltrattamenti subiti dal compagno.
«Ho adagiato il bambino nella culla e lui, dopo averla messa fuori dalla porta mi ha messo le mani sul volto, io per difendermi l’ho graffiato. Lui allora continuava a ripetermi: “guarda cosa mi hai fatto, sto sanguinando”. Mi ha scaraventato sul letto, mi teneva ferma impedendomi di uscire dalla camera. Quando mi sono liberata dalla sua presa ho preso in braccio mio figlio che piangeva per allattarlo, lui continuava a inveire contro di me: “Ti faccio uscire gli occhi, fammi vedere se hai il coraggio di chiamare i carabinieri”».
La donna, come ha raccontato al giudice Prudente ha chiamato poi la madre che ha allertato le forze dell’ordine.
La donna ha raccontato, così il pm Conforti ha letto dalla sua denuncia, che non era la prima volta che accadevano episodi del genere e che erano capitati anche quando lei era incinta. Nella denuncia la signora aveva parlato di sputi in faccia, schiaffi “da farmi rigirare il viso” e di rapporti sessuali presenti anche quando lei non dava il consenso. Non solo, il sostituto procuratore ha ricordato anche un altro episodio denunciato dalla stessa donna. Quello in cui il compagno avrebbe detto a uno dei figli minorenni della donna: “tua madre è una p....”. Frase che, sul banco dei testimoni la signora ha ammesso di aver sentito. All’interno comunque di una vicenda, quella emersa davanti al giudice Prudente, davvero delicata.
La donna, in tribunale, ha provato a ridimensionare le accuse: «Questo succedeva perché non aveva lavoro, era una situazione difficile poi le cose sono migliorate».
I due non vivono più insieme ma hanno ripreso a frequentarsi. «Non ci vediamo a casa» ha replicato di fronte alla contestazione del pm che ha ricordato come il compagno sia interessato da un ordine restrittivo nei suoi confronti.
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