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Via libera del Parco alla cava Col Pelato Putamorsi: il Tar ci ha costretti a farlo

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CASOLA. Il Parco delle Apuane rilasciala pronuncia di compatibilità ambientale per la cava Col Pelato Poggio di Sante, nel Comune di Casola. Un via libera concesso “obtorto collo”, spiega il presidente del Parco Alberto Putamorsi: «Siamo costretti al rilascio della pronuncia a seguito dall'ordinanza del Tar, che ha annullato l’efficacia del provvedimento di diniego emanato dal Parco nel luglio scorso. Temevamo che questo accadesse, ma la nostra posizione su Col Pelato rimane inalterata e la definiremo chiaramente nel Piano integrato per il Parco su cui stiamo già lavorando. Comunque, in attesa dell'approvazione del Piano integrato per il Parco, cercheremo di vagliare tutte le possibili soluzioni per tutelare questa parte importante delle Alpi Apuane».

La vicenda della cava Col Pelato è complessa e comincia nel luglio dello scorso anno quando scade la pronuncia di compatibilità ambientale del 2013, rilasciata dal Parco. Il 1 giugno 2018 la ditta fa richiesta di proroga della pronuncia di compatibilità al Parco che però si esprime con il diniego. Attraverso un percorso non semplice, in un quadro legislativo dove le norme si sovrappongono e in assenza di un’indicazione chiara del perimetro dell’area soggetta ai vincoli prescrittivi della Regione, il Parco interviene a tutela del bacino idrografico del Solco d’Equi e nega la pronuncia ambientale. La ditta, però, (la In.Gra srl, con sede a Piazza al Serchio), non ci sta, fa ricorso al Tar della Toscana che sospende il provvedimento di diniego del Parco. Così l’iter per l’autorizzazione si riavvia: il Parco, siamo a novembre 2018, comunica l’avvio del procedimento della richiesta di proroga alle amministrazioni interessate. Il 9 gennaio si svolge la prima riunione della Conferenza di servizi e il 4 febbraio la seconda riunione della Conferenza di servizi.

Tuttavia, come avviene in molti casi, l’autorizzazione del Parco è subordinata ad alcune condizioni, contenute nel Programma di Gestione Ambientale che impone alla ditta, tra l’altro, di non modificare la posizione della strada di accesso al piazzale di cava; la sospensione delle lavorazioni nel caso di fratture con aperture superiori a 20 cm; la realizzazione, in corrispondenza dei luoghi di lavorazione in cui si utilizzi acqua, di un idoneo sistema per la sua raccolta e convoglio tramite canalette e tubazioni in materiale plastico, al fine di evitare infiltrazioni di marmettola nelle eventuali fratture presenti. Infine, nelle operazioni di ripristino ambientale, si prescrive di limitare la piantumazione di specie arboree ed arbustive a essenze di provenienza autoctona, “favorendo il naturale dinamiso della vegetazione”. —



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