Sicurezza
Le “Ragazze di Pontremoli” alla ricerca di una nuova vita
Al Rotary l’esperienza dell’istituto penale per minorenni cittadino, raccontato dal direttore Mario Abrate. Una giovane: il mio giorno più bello è l’entrata nell’Ipm
PONTREMOLI. Per la giustizia sono “ree”, cioè responsabili di reati. Ma sono soprattutto vittime. Sono le “Ragazze di Pontremoli”: le ospiti dell’Istituto penale per minorenni di Pontremoli.
Di questo istituto, un unicim in Italia e in Europa, si è parlato la sera scorsa all’incontro del Rotary club Marina di Massa Riviera Apuana organizzato in occasione del centenario del club. Incontro di cui è stato protagonista Mario Abrate, direttore dell’istituto. La serata aperta dai saluti della presidente Pina Bigini e della introduzione della socia Sara Rivieri ha ripercorso la storia del “carcere” pontremolese, inizialmente rivolto alla popolazione carceraria adulta, oggi si è indirizzato alle ragazze minori subendo una trasformazione fortemente voluta dal deputato Cosimo Maria Ferri che è riuscito nella realizzazione nella sua Pontremoli di un “…unico Istituto minorile femminile in Italia e in Europa”.
Le minorenni accolte nell’Istituto sono sottoposte a misure restrittive cautelari (per procedimenti penali non ancora definiti) o stanno scontando condanne definitive. Giovani tra i 14 e i 25 anni che hanno commesso il reato da minorenni. Nell’ordinamento italiano gli istituti minorili non sono un sistema di punizione ma di protezione minorile. In Italia a fronte di più di 20.000 ragazzi e ragazze prese in carico dai servizi della giustizia minorile ne abbiamo circa 450 chiusi negli istituti che sono ormai in numero residuale. Il nostro sistema è all’avanguardia e ritenuto da una speciale commissione dell'ONU come modello per altre nazioni. I ragazzi devono essere recuperati aiutati: occorre entrare in un’ottica educativa diversa da un’ idea correzionale ad una concezione relazionale. Ed è quello che succede a Pontremoli . Allora può succedere che inaspettatamente e paradossalmente – racconta il direttore – «ci troviamo di fronte a ragazzine che al solo pensiero di rientrare nelle loro famiglie hanno le lacrime agli occhi. Le stesse che confessano che il loro giorno più bello è stato quando sono entrate all’Ipm di Pontremoli. Confrontarsi con ragazze che si confidano e si sentono doppiamente sfortunate: nascere zingara ed essere femmina. Donne sfruttate abusate maltrattate fisicamente e psicologicamente alle quali vengono negati diritti che per noi sono assolutamente scontati: la scuola, il gioco, una vita serena, indossare i pantaloni, innamorarsi, diventare mamme consapevolmente».
L’azione dell’Ipm è orientata a 360° verso la formazione educativa ma in particolar modo cerca di aumentare l’autostima di queste ragazze che prima del loro ingresso in istituto avevano annullato. Il lavoro dell’Istituto è rivolto alla percezione che hanno di se stesse al contesto in cui si trovano a vivere alle loro aspirazioni ai loro sogni. Un percorso non facile e complesso che il dottor Abrate e tutto il personale stanno percorrendo con ostinazione. Per aiutare le “Ragazze di Pontremoli”. —
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