Finanza
Maltrattamenti agli anziani: «Servono più controlli»
La Cgil chiede regole a livello locale per questo tipo di attività Domani l’interrogatorio della donna accusata dal gip Il pm aveva chiesto l’arresto
massa. C’era silenzio ieri alla casa famiglia “La Primule” di Mirteto. Dopo l’inchiesta della procura di Massa condotta dai carabinieri, con l’ausilio dell’Ispettorato del Lavoro, alla proprietaria è stata notificato il divieto dimora in provincia e quello dell’esercizio dell’attività per un anno e gli ospiti sono stati ricollocati. Non risuonano più i “cammina, pedalare” rivolti alle anziane ospiti della casa per mandarle a letto, nemmeno le minacce di schiaffi e morsi.
Per la donna, difesa dall’avvocato Riccardo Balatri, è stata fissato l’ interrogatorio di garanzia per domani. Rispetto alla richiesta del pm Marco Mansi, che aveva chiesto la custodia in carcere, il gip Giovanni Maddaleni ha stabilito che la misura meno afflittiva del divieto di dimora fosse sufficiente per evitare la reiterazione del reato. La difesa adesso concentra le sue attenzioni sulle denunce arrivate da due dipendenti dell’impresa, che avrebbero portato all’apertura dell’inchiesta. Le indagini hanno escluso responsabilità di altri soggetti.
Dall’ordinanza di applicazione della misura cautelare per la donna, una siciliana di 53 anni, si scopre come uno degli ospiti veniva chiamato senza ragione alcuna «puttaniere», mentre ad altri veniva dato l’antipatico epiteto di «teste di scimmia». Dalle indagine viene fuori che la proprietaria, in un’occasione, mentre accompagnava “di malavoglia” in bagno una ospite prima la insultava - «che cazzo hai combinato?, ma sei scema?» - poi, dato che la donna si lamentava dell’acqua troppo calda, da bruciarla, le intimava di stare zitta: «ma va a cagare».
E sul caso si esprime la Cgil Funzione Pubblica che si dice indignata per quanto accaduto e chiede degli interventi a livello nazionale e locale per regolamentare il settore, evidenziandone alcune criticità. «Attendiamo che le indagini facciano il loro corso - scrivono in una nota - e nel caso in cui i fatti contestati risultassero accertati, chi si è reso partecipe di tali misfatti venga condannato e interdetto per sempre dalla possibilità di esercitare quel tipo di attività.È necessario da subito riaprire la discussione sulla legislazione nazionale in atto che purtroppo consente l'apertura di queste piccole strutture con un bassissimo numero di ospiti senza che debbano sottoporsi a particolari controlli. Infatti è sufficiente una comunicazione di inizio attività al settore delle attività economiche del Comune e niente altro. Chiediamo di aprire un confronto in sede comunale per la definizione di regolamenti locali in materia di case famiglia per anziani, per disciplinare maggiormente modalità di esercizio dell’attività di vigilanza e controllo sull’operato e sulla qualità dei servizi. Ribadiamo inoltre la necessità di una vera e propria mappatura dell'esistente, al fine di conoscere quali e quante case famiglia esistono sul territorio».
La Cgil ritiene che serva«indispensabile uno scambio di informazioni costante tra il settore delle attività produttive e quello dei servizi sociali». —
L.R.D.
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