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il processo 

«Diciassette anni al cantiere navale Era lì che respirava le fibre d’amianto»

Libero Red Dolce
«Diciassette anni al cantiere navale Era lì che respirava le fibre d’amianto»

Accusato l’ex direttore di Nca per la morte di un operaio Il medico del lavoro: «Non venivano utilizzate le protezioni» 

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«L’amianto sulle navi era ubiquitario, era ovunque. Per un carpentiere l’esposizione era diretta e indiretta: respirava quello che spruzzavano e quello che doveva grattare via dalle pareti. Io credo che fu in quel periodo che Bruno Morelli, carpentiere dal ’64 fino all’81 ai cantieri, ebbe la maggiore esposizione alle fibre che poi causarono il mesotelioma alla pleura». Parola del medico del lavoro Gianluca Festa, in servizio all’Asl dal 1987 fino a pochi mesi fa, e memoria storica per quanto riguarda la medicina delle vicende legate alle malattie sul lavoro.

È in aula per testimoniare di fronte alla giudice Valentina Prudente sul caso di Bruno Morelli, morto per un mesotelioma dopo aver intentato una causa contro l’ingegnere Rinaldo Gastaldi, negli anni a cavallo tra i ’60 e i ’70 direttore dei lavori ai Nuovi Cantieri Apuani. L’accusa è di omicidio colposo. «Fu il nono caso di cui mi occupai dei Cantieri Navali», dice il medico in aula.

E mentre il processo si celebrava Morelli è morto, ma la causa è andata avanti. Creando la situazione piuttosto singolare di un processo in cui è stato possibile sostenere l’autopsia su un paziente durante il dibattimento. Cosa che potrebbe aprire a prospettive d’interesse nello svolgersi dell’udienza.

A sostenere l’accusa è la pm Alessandra Conforti, mentre a difendere l’ingegnere è l’avvocato, sindaco di Massa, Francesco Persiani. Si sono costituiti parte civile anche la moglie e i due figli di Morelli, assistiti dagli avvocati Luca Fatigante e Chiara Galeotto.

Ieri l’unico testimone ascoltato però è il dottor Testa. Che racconta anche l’origine dei controlli che avrebbero portato ad avviare il procedimento che si tiene in questi mesi nelle aule del tribunale. «Morelli si rivolse ai medici perché stava male nel novembre 2015, a marzo dell’anno successivo arrivò il referto. In allegato c’era l’esame istologico (prelievo di un campione di tessuto da una parte del corpo dove si crede ci sia un tumore, ndr). Gli fu sottoposto un questionario standardizzato a livello nazionale per i casi di mesotelioma, il Renam».

Ma le deduzioni sul periodo di contatto con le fibre di amianto arrivano dal libretto di lavoro, prodotto in aula. «Dal ’64 all’81 lavorò come carpentiere a Nca, fu un periodo di forte esposizione. Ebbi modo di sentire anche i consigli di fabbrica di allora, che nel 1983 chiesero l’intervento dell’Asl per le indagini ambientali. Si cominciava a preoccuparsi. Raccontavano come nessuno a quei tempi utilizzasse protezioni per le vie respiratorie». Al che la giudice chiede se si trattasse di una prassi diffusa: «Per quel che è la mia esperienza sì, normale», risponde il medico.

La difesa di Gastaldi si concentra sul periodo precedente al 1964, quando Morelli lavorò in altre aziende. «Come fa a escludere che prima non ebbe occasioni di esposizioni, ha fatto verifiche sui posti?», chiede l’avvocato Persiani. «Lavorò in officine che si occupano di macchine per il marmo, abbastanza note - risponde il dottor Festa - fanno i telai per il marmo e nel ciclo di lavoro non risulta dalle conoscenze tecniche che sia previsto l’uso di amianto».

La pm ha chiesto un rinvio per la discussione che si terrà il prossimo 2 luglio alle 11.30. —

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di Redazione web