Finanza
Bambini maltrattati al nido: a processo due maestre
La decisione del Gip, non si procederà per le altre due colleghe. La madre che denunciò: «Primo passo verso la verità»
CARRARA. Il gup Giovanni Maddaleni ha deciso: due maestre rinviate a processo per i maltrattamenti di bambini all’asilo in una scuola d0infanzia di Carrara. Sono stare rinviate a giudizio maltrattamenti aggravati su minori. Il gup ha disposto invece il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per le altre due donne indagate, due colleghe.
La prima udienza del processo è fissata per il 17 giugno dinanzi al giudice Ermanno De Mattia. «Il Miur, citato come responsabile civile, ha presentato eccezione di nullità ma il giudice ha rigettato l’istanza – racconta l’avvocata Federica Alì, dello studio Moretti Canobbio che segue le famiglie e la maestra che hanno denunciato il caso con La Via dei Colori Onlus – La difesa delle maestre ha cercato di minimizzare parlando di metodi educativi antichi ma la pm, Alessandra Conforti e parte civile hanno fatto riferimento ai video dai quali si evincono i maltrattamenti».
«Il primo passo per la verità», commenta a caldo la mamma che per prima ha denunciato i maltrattamenti in asilo. «Sono contenta perché il giudice ci ha dato ragione. Sento che mio figlio è stato creduto. A giugno si parte, sarà lunga, si sa, ma abbiamo cominciato questa battaglia e vogliamo assolutamente portarla a termine”».
Tra le violenze contestate, percosse con la stampella, trascinamenti dai piedi, insulti con offese e frasi razziste. Le maestre, tutte ultrasessantenni, erano quelle di cui i bambini si fidavano. Eppure- secondo l’accusa - chiamavano i bambini "maiali" e "sudicioni".
IL CASO
I fatti iniziano nell’aprile del 2014. È una maestra, la prima a segnalare ciò che avviene nell’asilo. Alcune colleghe colpiscono i bimbi con la stampella sulla testa, sulla gamba, sulla schiena, li tirano per i capelli o per le orecchie, li trascinano dai piedi. Li chiamano: "maiale", "schifoso", "sudicione". Un bambino marocchino - secondo quanto viene ricostruito nell’avviso di conclusione indagini - viene offeso con frasi razziste: "Torna sul barcone da dove sei arrivato". Una situazione insostenibile, giorni vissuti a contatto con quella che per la maestra è una violenza inaccettabile. È proprio lei a segnalare i fatti alla preside e ai carabinieri. Nell’aprile del 2016 le colleghe ricevono notifica dalle forze dell’ordine. La donna che le accusò inizia a essere vittima di mobbing: diventa il capro espiatorio delle colleghe. E si rivolge all’associazione La Via dei Colori.
IL RITORNO A SCUOLA
Nei confronti delle maestre non fu presa dal gip nessuna misura cautelare, nemmeno un interdizione dal lavoro. E loro si rivolsero al giudice del lavoro Augusto Lama. Le maestre, difese dagli avvocati Luca Pietrini e Massimiliano Martinelli hanno impugnato il provvedimento con cui il Ministero dell’istruzione, di cui sono dipendenti, ha deciso la loro sospensione. Allora il giudice sospese l’efficacia del provvedimento.
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