Attenzione
«A noi il Far West non piace e non fa bene alle aziende»
CARRARA. «A Legambiente solo una domanda: volete chiudere le cave? Volete bloccare per sempre l'estrazione del marmo a monte e bloccare la sua lavorazione al piano? E' una domanda semplice che avrebbe bisogno di una risposta altrettanto semplice».
Comincia così la replica di Confindustria agli ambientalisti.
«A noi imprese il Far West non solo non piace ma anzi lo consideriamo dannoso per lo sviluppo delle nostre aziende -si legge nella nota della Confindustria apuana - Nel Far West infatti non c'è lo Stato di Diritto ma lo Sceriffo che con grande discrezionalità può cambiare idea dalla sera alla mattina magari perché deve rendere conto a chi grida più forte nella piazza davanti al saloon. Non è Stato di Diritto quello di chi vorrebbe emettere condanne nella pubblica piazza più o meno mediatica. Sarà anche un caso ma è oramai cronaca quotidiana quella di nostre imprese che vedono riconoscere le proprie ragioni davanti alla giustizia amministrativa».
E la replica degli industriali continua entrando nel merito.
«Noi non chiediamo altro che avere certezze per poter programmare investimenti e quindi per poter stabilire in un arco di tempo medio-lungo progetti che non rischino di dover saltare per interpretazioni di norme controverse. Noi vogliamo poter continuare a lavorare nel rispetto del diritto, della sicurezza e dell'ambiente. Sappiano che lungo questa strada ci sono ancora passi in vanti da fare e siamo disposti a farli per migliorare tutto il nostro settore» sottolineano gli imprenditori del marmo replicando agli ambientalisti.
«Nel caso specifico delle Cave Michelangelo e delle cosiddette “rese”- aggiungono nella loro nota - occorrerebbe analizzare meglio la situazione di un sistema che proprio nella filosofia dell'economia circolare punta al recupero e alla valorizzazione di quella parte di materiale che un tempo era considerata rifiuto perché scarto della estrazione e della lavorazione in cava».
E, ancora: «La stessa Omya - continua la nota di Confindustria - anche grazie alla collaborazione con Carrara Marble Way garantisce la realizzazione di quel percorso virtuoso di economia circolare che costituisce il perno principale delle moderne economie proprio perché grazie alla ricerca e alla tecnologia ri-usa quello che prima veniva o gettato via o abbandonato».
«Un circuito virtuoso che nel nostro territorio ha ricadute positive sia dal punto di vista degli investimenti che da quello occupazionale- concludono gli industriali. Noi cioè riteniamo che sia un fatto positivo se nel nostro futuro puntiamo a una valorizzazione completa del marmo riducendo a zero il materiale da scartare in modo tale da tutelare da una parte il valore economico e culturale dei blocchi e dall'altra di eliminare, riutilizzandolo, quello che un tempo era lo spreco del cosiddetto reso». —
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