Attenzione
«Così costruiamo la casa per Patrick»
Sabrina Giannini di ritorno dalla missione in Africa racconta: quasi pronta la scuola dei mestieri, ma qui il cibo scarseggia
LICCIANA NARDI. Sono tornati dal cuore dell'Africa, dal Rwanda, Roberto "Scelba" Bellacci da Monti di Licciana Nardi e Sabrina Giannini da Pallerone di Aulla. Quindi, è già tempo di bilanci per la missione dei 15 volontari di AmatAfrica, un gruppo di solidarietà internazionale della Valle del Serchio, in Garfagnana, partiti il 21 gennaio scorso. E anche stavolta è Sabrina Giannini che ci aggiorna su quanto di buono stanno facendo in 'Africa, continente su cui troppi pensano di sapere tutto e ancora pochissimi sanno abbastanza da spingerli a partire per contribuire al miglioramento delle condizioni di vita di chi ci abita.
Cita persone che ormai sono di famiglia Sabrina Giannini: «Inizia ad arrivare il materiale per costruire la casa di Patrick. È stata demolita la parte pericolante e ora si comincia a costruire la nuova casa. Ci siamo accordati con il padre, che si è impegnato a mandare a scuola Patrick, così compriamo divisa, scarpe e materiale scolastico. Nel frattempo, è sorto un altro problema, la mamma è in ospedale da prima di Natale per partorire il sesto bambino, ha avuto delle complicazioni durante la gravidanza e non può essere dimessa perché il marito non ha i soldi per pagare il ricovero; stabiliamo di pagare le spese e di andare noi a prenderla con una suora e il marito. La bambina ha una settimana, sembra in buona salute ed anche la mamma; quel che ci preoccupa sono le condizioni della casa e la scarsità di cibo. Troviamo girando per le colline molti altri problemi: una signora vedova con due bambini che presto sarà senza casa perché i suoceri la venderanno, una ragazza madre con un bambino che non ha alcun sostentamento e vive in affitto in una casa che sta per crollare, una signora con delle gravi malformazioni che non riesce a pagare l'affitto. Altre case fatte di fango che sarebbero da rivestire di cemento per fare in modo che l'acqua non le distrugga completamente. Ci sono una decina di bambini nuovi molto poveri che abbiamo messo nella lista delle adozioni, non possono andare a scuola nè pagare la mutua: con il nostro progetto, con duecento euro l'anno è possibile adottare un bambino a distanza per donargli un futuro».
Sabrina fa cenno poi al centro sanitario di Cyeza e di Muhura «Purtroppo i carrelli per le medicazioni e l'ecografo portatile hanno un prezzo molto elevato, quindi per il momento ordiniamo un carrello, il meno costoso. Poi abbiamo incontrato alcuni ragazzi ai quali finanziamo gli studi all'Università, abbiamo loro anticipato le spese per il primo trimestre e donato un computer».
Ma uno dei principali obiettivi della missione è la scuola dei mestieri, per la realizzazione della quale «i lavori vanno a gonfie vele, sono quasi terminati. Abbiamo anche incontrato i soci della cooperativa della scuola, ai quali abbiamo prestato mille euro per acquistare le macchine da cucire, stoffe, fili, caschi, pettini, spazzole, con l'accordo che li restituiranno l'anno prossimo senza interessi; poi gli doneremo una lavagna e pagheremo un insegnante per un anno che insegnerà a leggere e scrivere agli analfabeti. Adesso vedremo se le nostre piccole risorse, fatte di donazioni e generosità da parte di tanta gente, possono ancora realizzare qualche richiesta che non avevamo messo in preventivo» conclude Sabrina.
Sono un esempio per tutti questi lunigianesi in terra d'Africa, un esempio di generosità e di speranza. —
Gianluca Uberti
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