Il Tirreno

Anziani maltrattati nella casa di riposo. «In bagno non ti porto, falla pure nel pannolone»

Libero Red Dolce
La residenza per anziani "Le Primule" a Massa
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La residenza per anziani "Le Primule" a Massa

Massa, la titolare della struttura si accaniva con gli anziani ospiti con minacce e insulti: «Vuoi che ti dia l’estrema unzione?». Niente riscaldamento quando faceva freddo, cibo scadente e sedativi. I carabinieri hanno chiuso la residenza, per la donna interdizione all'esercizio dell'attività e divieto di dimora in provincia

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MASSA. «Ti prego - supplicava l’anziana con voce impastata - dammi un goccino d’acqua, se no mi strozzo. Per piacere, per piacere». Ma per lei, la donna pagata per accudirla, era tutta una farsa, storie inventate per non dormire. E l’acqua non gliela dava. Non se la passavano bene gli anziani ospiti della casa famiglia “Le Primule” al Mirteto, frazione di Massa a due passi dal cimitero. Niente termosifoni se c’era freddo e sedativi extra, non prescritti, per farli stare buoni. E insulti, ingiurie gratuite. A colpire la dignità.

Dopo nove mesi di indagini i carabinieri hanno individuato come responsabile dei maltrattamenti la proprietaria della casa famiglia, una siciliana di 53 anni: per lei, difesa dall’avvocato Riccardo Balatri, è scattato ieri mattina il divieto di dimora in provincia di Massa Carrara e di esercizio dell'attività per un anno. L’accusa formulata dal pm Marco Mansi è di maltrattamenti in famiglia, ma il caso nasce da un’indagine amministrativa dell’Ispettorato del lavoro. Che a inizio 2018 decide di concentrarsi sulle fasce più deboli, controllando le case di riposo.

Quello che viene a galla partendo da alcuni contratti in nero è davvero più di quanto avrebbero mai immaginato. Una faccenda grossa. I due carabinieri in forza all’ente vengono distaccati in maniera permanente sul caso. Raccolgono informazioni dai dipendenti, che vengono e vanno con una strana frequenza. Chiedono ai familiari. E piazzano telecamere e microfoni. Si scoperchia una fogna. La donna è sempre aggressiva, noncurante, in un’occasione arriva persino minacciare di mordere un paziente perché si era innervosita. Un’altra finisce nel mirino, la maltratta con atteggiamenti da bulla.

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A inizio novembre i microfoni registrano l’anziana che chiede di essere sorretta fino al bagno per un bisogno. La risposta? Fattela nel pannolone. Lo avrebbe dovuto tenere tutta la notte. E così fu. La salute della donna è fragile, è costretta a chiedere aiuto spesso. D’altronde è lì per essere accudita, non per stare peggio. «Con ’sta storia la devi smettere - le rispondeva la proprietaria minacciandola - se non lo capisci con le buone lo capisci con le cattive. Come te lo devo dire?».

Non c’è solo disprezzo. In certe espressioni sgorga il vigliacco compiacimento dell’aguzzino. Quando la solita, mal tollerata anziana le chiede aiuto perché non riesce a respirare, la risposta è: «Che ti devo fare, l’estrema unzione?». E senza aiutarla la obbligava ad andare a letto: «Per la tosse non si può fare nulla». Un’altra ospite è in cura con gli psicofarmaci, spesso non è molto presente. Senza alcun rispetto la scaraventava nel letto e quando non rispondeva, la strattonava come se fosse un grosso peluche senz’anima. In un picco di crudeltà una volte la fotografò a letto, mani giunte sul petto e rosario tra le mani. Come se fosse morta. Ieri mattina i carabinieri hanno recapitato alla donna le misure cautelari, il centro è chiuso. Gli anziani riportati dalle famiglie o spostati altrove. Nessuno aveva denunciato nulla. Pensavano, magari, di essere loro il peso.

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di Redazione web