Il Tirreno

la protesta 

Al grido di «Via i fascisti dal Comune» la sinistra si ricompatta contro la giunta

Chiara Sillicani
Al grido di «Via i fascisti dal Comune» la sinistra si ricompatta contro la giunta

Presidio pacato. I partecipanti: non siamo contro il giorno del Ricordo, ma per la democrazia e l’antifascismo

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massa. Lo ribadiscono tutti, nessuno escluso. Ci tengono a dire che in piazza, al grido “Via i fascisti” non sono scesi per contestare la giornata del Ricordo. Manifestano - spiegano ripetutamente - perchè quell’invito a Pieluigi Romeo di Colloredo Meis dà la misura dell’identità della giunta. E poco importa - chiarisce chi è sceso in piazza - se lo stesso Pierluigi Romeo abbia fatto il passo indietro e al consiglio solenne, a spiegare le Fobie agli studenti, non ci sia. Poco importa perché- spiega Nicola Del Vecchio della Cgil - quello che colpisce «è il grave silenzio dell’amministrazione. Ci risulta che nessuno abbia rinnegato quella scelta». Scelta che - Del Vecchio ne è certo - conferma la volontà della giunta di strumentalizzare il giorno del ricordo.

Pierluigi Romeo di Colloredo non c’è, ma l’invito che il presidente del consiglio Stefano Benedetti gli ha rivolto è- secondo Cosmo Paolini, del movimento giovanile della sinistra - un tassello di un più ampio puzzle, un pezzetto di un progetto politico: «C’è la statua del partigiano Vico incappucciata - Paolini traccia il quadro - e c’è la volontà di erigere un monumento a Bellugi. Non basta che Romeo di Colloredo si sia ritirato». La vede esattamente così anche Nando Sanguinetti, dell’Anpi di Carrara. Generazioni diverse, ma idee condivise. Mentre in comune si celebra la giornata del Ricordo, Sanguinetti protesta «perché l’invito a Romeo di Colloredo è un’offesa ad un territorio teatro di fatti terribili».

Offesa recata alla storia della città, e non soltanto, anche secondo Rifondazione comunista e l’assemblea antifascista. Ci sono anche loro ieri mattina, sotto il Comune e c’è anche Laura Mignani, ex consigliera comunale durante la terza giunta Pucci e figlia di partigiano: «Se non fossimo scesi in piazza Colloredo sarebbe qui. Esserci è un dovere civico». C’è lei e c’è pure qualche volto del Partito Democratico: c’è Giuseppe Ianni, renziano di ferro e c’è Giovanna Santi, ex consigliere democratica. Loro decidono di stare in strada, di non salire. Per la Santi commemorare la Foibe è fondamentale, ma il ricordo - mutua le parole di Primo Levi - «deve avere una funzione riparatrice che non ho visto nelle intenzioni dell’amministrazione. Mi sembra che la giornata del Ricordo, piuttosto, sia stata organizzata per fomentare odio. Io ho voluto portare la mia testimonianza. La porto sempre e di persona, non via social e senza contraddittorio». Il Pd - per parafrasare - che vuole metterci la faccia. C’è poi un Pd che sceglie di stare in aulae lo fa perché il contestato Romeo di Colloredo non c’è e commemorare i morti infoibati e gli esuli italiani è dovere morale. In aula c’è il consigliere Regionale Giacomo Bugliani, ci sono Giovanni Giusti e Gabriele Carioli . C’è anche Stefano Alberti, nella duplice veste di consigliere comunale e provinciale. Con la fascia blu rappresenta Palazzo ducale. Non protesta, questo no, ma invita, nel suo intervento, alla contestualizzazione storica: «Le foibe e l’esodo sono parte della nostra storia, di un dramma dentro al dramma più grande della seconda guerra mondiale scatenata dal fascismo e dal nazismo». Non c’è in aula consigliare l’onorevole Martina Nardi perché - spiega - l’amministrazione non l’ha invitata:«Spiace constatare che da quando c’è il nuovo sindaco, le istituzioni non vengono più considerate. Nessun invito a nessuna cerimonia istituzionale, neanche oggi, per il giorno del ricordo in onore dei martiri delle foibe. Questo è un fatto molto grave». Fuori, sotto il comune c’è la sinistra che contesta (un centinaio di persone) e cerca, in quella contestazione , l’unità. Protesta con i toni pacati anche quando qualcuno - arrivato da fuori città- esibisce la svastica tatuata sul collo. Nessuna reazione alla provocazione. Solo quel “Via i fascisti” che unisce la Sinistra e disegna un’identità condivisa. —
Chiara Sillicani

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