Sicurezza
«Un’immagine che non ha la forza di scandalizzare»
massa-carrara. «Ciò che ho visto non è riuscito a spiazzarmi o indignarmi. Non ha fatto crescere in me il minimo disappunto. Non c’è riuscito perché l’immagine in questione non ha la forza di scandalizzare». Artista e insegnante, Gino Pelliccia, non ha avuto sussulti alla mostra di Giuseppe Veneziano. La discussione in atto, per lui, non ha fondamento.
Si aspettava un pugno nello stomaco», Pelliccia. Non è stato così. «Tra i vari pezzi esposti guardo un Crocifisso dall’iconografia piuttosto tradizionale, fatto eccetto per la cifra stilistica che si discosta dall’Accademia facendo uso di larghe e piatte stesure di colore, organizzate semplicemente in modo da accennare ad una timida volumetria. Ma il punto non è questo. Il particolare della crocifissione che dovrebbe impattare contro il muro granitico del potere, e creare nell’osservatore comune un senso d’irritazione, consiste nel carteggio posta sulla croce del redentore: Inri è sostituito dall’acronimo Lgbt. Il Cristo veste un paio di mutande leopardate firmate D&G al posto del consueto panneggio. Ciò che ho visto non è riuscito ad indignarmi, a spiazzarmi, a far crescere in me il minimo disappunto».
L’estate scorsa, racconta Pelliccia, un ragazzo in spiaggia gli chiese perché non aveva tatuaggi: «Risposi che non ne avevo bisogno. Non avevo e non ho bisogno di segni da ostentare per affermare me stesso. Nell’epoca dell’esibizionismo collettivo e spesso gratuito è affare assai difficile elaborare un messaggio provocatorio.
Un’autentica dissacrazione – afferma – si fonda su un nucleo di bellezza pura e assoluta, screziata da venature amare e indigeste; proprio per questo l’esplosione che accende nelle coscienze possiede la forza dirompente dello scandalo, provoca scomposte prese di posizioni nel potere. Oggi, ce lo insegna la tv commerciale, provocare significa guadagnare in visibilità I gay, per fortuna, non hanno più bisogno di provocazioni. Un tempo sì. Chi provocò pagò a caro prezzo. Voglio citare la professoressa Mariasilvia Spolato – deceduta di recente – che nel 1972 fu la prima donna a fare coming out e perdere tutto. Infine voglio dire, che non ha senso parlare di orientamento sessuale, com’è stato scritto, se non si ha l’intenzione di ridurre una persona alla sola sfera sessuale. L’omosessualità è una condizione esistenziale complessa in cui, per assurdo, l’aspetto “sessuale” può anche non esistere». –
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