Il Tirreno

«Legambiente vuol punire chi fa impresa e reddito»

«Legambiente vuol punire chi fa impresa e reddito»

Confindustria apuana replica duramente agli ambientalisti sulla proposta di chiusura delle cave Michelangelo: è una posizione sterile e pericolosa

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CARRARA. La Confindustria apuana replica a Legambiente in merito alla vicenda sulle Cave Michelangelo di cui, sostanzialmente, «l'associazione chiede che sia definitivamente chiusa l'attività estrattiva perché il reso, cioè la percentuale fra blocchi e cosiddetti scarti, è basso».

la replica

«La questione ridotta all'essenziale è se ne valga ancora la pena di lavorare quella parte delle Alpi Apuane per estrarre marmo - scrivono gli industriali - La nostra risposta è sì. Ovviamente si può obiettare che sia una posizione partigiana, ed è vero. Siamo di parte perché sul marmo si fonda gran parte dell'attività imprenditoriale dei nostri associati. Siamo degli imprenditori e come tali riteniamo sia giusto che chi investe e fa impresa rischiando i propri capitali, il proprio tempo, la propria forza lavoro debba ricavarne degli utili. E che il cattivo imprenditore sia colui che manda a gambe all'aria l'impresa e le famiglie dei lavoratori e dei fornitori che da quell'impresa dipendono. Quindi se l'accusa è che sia punito chi fa impresa allora è vero: siamo colpevoli!»

«Dunque, senza girarci troppo attorno, l'alternativa è se vogliamo chiudere le cave o governarne le lavorazioni. Ma è ovvio che la prima risposta che tutti noi, aziende, cavatori, politici, cittadini, dobbiamo onestamente darci è a questa domanda: le cave vanno chiuse o no? Da qui, poi, tutte le altre scelte saranno altrettante conseguenze. Si può fare meglio? Sì. Si può fare di più? Sì».

«Ad esempio grazie alle nuove tecnologie si sono fatti passi in avanti giganteschi sia sul rispetto dell'ambiente, sia riguardo alla sicurezza sul lavoro - prosegue la nota - Ma per noi è certo che non si possa rinunciare alla principale fonte di reddito e di lavoro della nostra realtà».

le cave michelangelo

«Ogni sito ha una sua propria e irripetibile caratterizzazione naturale e quindi va visto nello specifico: piazzale per piazzale, galleria per galleria, crinale per crinale - continua la nota - Vele anche per le Cave Michelangelo, anzi proprio per le Cave Michelangelo dal monte fino al piano, dall'escavazione fino agli Studi D'Arte Cave Michelangelo. Perché non si può non tener conto delle loro specificità. Nel lavoro quotidiano di Barattini non c'è soltanto una rilevante ricaduta occupazionale per il nostro territorio, ma anche uno straordinaria azione a sostegno della nostra città per farla diventare di nuovo la capitale mondiale non solo dell'estrazione e della lavorazione del marmo». «E tutto questo può essere davvero cancellato, chiuso, rimosso perché irrilevante di fronte a unità di misura più vicine a logiche burocratiche che non alla reale situazione delle lavorazioni in cava? - si chiude la nota - Sarebbe utile riflettere su quanto sterili e pericolose siano posizioni esclusivamente ideologiche e su quanta forza invece esprima un’azienda integrata come quella di Cave Michelangelo e dei suoi laboratori artistici che a Carrara stanno dando non solo reddito e lavoro ma soprattutto e di nuovo, prestigio. Questa è la domanda a cui rispondere». —

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