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«E pensare che in Regione ci accusano di essere troppo filo-industriali»

di Alessandra Vivoli
«E pensare che in Regione ci accusano di essere troppo filo-industriali»

Paolo Gozzani (Cgil): siamo rimasti allibiti di non essere stati invitati al confronto dagli industriali come di fronte ai loro utili

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CARRARA. «No, non ci sentiamo proprio nel ruolo degli amministratori che perseguitano gli industriali esasperati. Anzi, noi ci siamo dati da fare per evitare la chiusura delle cave: certo ci deve essere collaborazione e la volontà di arrivare a un punto di incontro».. Il sindaco Francesco De Pasquale replica alle dichiarazioni di Erich Lucchetti della Confindustria apuana riguardo le chiusure di alcune cave legate alla normativa temporanea 58bis. E parla di una situazione in cui, semmai, la sua amministrazione ha fatto «il massimo per gestire in modo indolore la transizione».

De Pasquale comincia proprio da qui dal periodo storico che sta vivendo il mondo dell’escavazione.

«Bisogna fare i conti con il passaggio fra il vecchio e il nuovo modus operandi - spiega il sindaco - Non è che gli imprenditori non rispettano le regole, ma il fatto è che le regole stesse sono cambiate: prima non c’era il Pit, non c’era l’articolo 58, non i controlli dei carabinieri forestali e il protocollo fra Regione Procura. Sta cambiando tutto un modo di fare escavazione e noi stiamo solo cercando di gestire questa transizione nel modo più indolore possibile». E sulle recriminazioni della Confindustria e il loro appello aggiunge: «E pensare che in Regione ci accusano di essere filoindustriali!»

All’appello di Lucchetti risponde anche il segretario provinciale della Cgil Paolo Gozzani,

«Siamo allibiti di non essere nemmeno citati dalla Confindustria apuana per partecipare all’auspicato tavolo di confronto - spiega Gozzani - Proprio come siamo rimasti allibiti leggendo i bilanci e gli utili delle aziende del marmo. Una ricchezza troppo concentrata mentre noi suspichiamo una economia circolare in grado di creare occupazione».

E Gozzani prosegue: «C’è poco incremento posti lavoro in un settore che vogliamo salvaguardare perché importantissimo, ma vogliamo farlo nel rispetto dell’ambiente e, soprattutto, della sicurezza. Siamo del parere - conclude - che bisogna rafforzare la tracciabilità , la filiera con lavorazione in loco, il marchio del marmo e il soggetto che imprenditori (e non noi) non abbiamo voluto: il distretto del lapideo». —

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