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«Sfruttiamo al meglio la nostra via Francigena»

Luca Barbieri
«Sfruttiamo al meglio la nostra via Francigena»

Lo storico Di Pierro: arrivano tremila persone l’anno, servono le strutture giuste Il barista Denni: tante promesse, ma nel tempo non sono mai state concretizzate

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«Avenza è sì un centro produttivo, però non dimentichiamo che da qui passa la via Francigena; all'anno parliamo di tremila persone: un'opportunità di turismo e cultura per tutti». Lo spunto di una frazione che possa avere anche uno sfogo turistico e culturale arriva da chi conosce bene Avenza.

Lui è Pietro Di Pierro, studioso e storico locale; una voce “storica”, appunto, che lancia l'idea dalla tappa avenzina del “Caffè Tirreno” nella centrale piazza Finelli all'Ischia Caffè.

«Carrara è una città policentrica, non possiamo nasconderlo – fa notare –; di più, tripartita storicamente. E allora partendo da questo concetto dico: concentriamoci sulle specializzazioni di ogni zona. E allora va bene che Avenza, complice la sua posizione, possa essere il centro produttivo, ma dobbiamo averne cura. Qui c'è il più alto numero di sportelli bancari sul territorio comunale, una decina; ma allo stesso tempo abbiamo il minor numero di gioiellerie. Cosa significa? A primo impatto direi che si macina tanto, ma si soffre. Per dire, anche il Bronx è un centro produttivo...», va avanti dalla postazione del Caffè Tirreno.

Ecco allora il Di Pierro pensiero: da un lato un'anima produttiva da coltivare; ma dall'altra parte strizzare l'occhio anche a quella turistica che va a braccetto con quella culturale. «La vocazione produttiva va bene, ma si corre il rischio di cadere nella trascuratezza. Stiamo preparando come Pro Loco una segnaletica ad hoc. Nessuno sa dell'importanza del centro storico di Avenza. La via Francigena è una direttrice europea che richiama tremila mila persone qui. Non solo, oltre alla nostra torre, la parrocchia di San Pietro è la più importante dopo il Duomo di Carrara». Poi altri due temi “caldi”. «Ogni centro deve trovare la sua specificità – ragiona –; giochiamo sulla centralità dei trasporti. Quindi apprezzo l'idea dell'amministrazione per portare il capolinea dei bus alla “Piombara”. Palazzo Cat e Mercato coperto? Così sono centri di degrado, servono il prima possibile concorsi di idee», conclude Di Pierro. Ma pensieri, concetti e punti di vista non si esauriscono. C'è chi di Avenza non è, ma il venerdì in quella piazza Finelli lavora con la sua postazione di prodotti agricoli, come Paolo Caruso che, fa sapere, la piazza è ben curata, ma le persone che passano non sono poi molte. Filippo Guys parla del traffico intenso in via Farini, verso il passaggio a livello.

Poi, tra gli altri, c'è Giuliano Borri, avenzino “doc”: traffico pesante, piazza Finelli e via Farini, questi i nodi che sottolinea. «Va bene la piazza chiusa alle macchine, però specialmente l'estate ci deve essere una regolamentazione chiara per i ragazzini che ci giocano a calcio. Via Farini? Manca la segnaletica, servono le strisce pedonali, lì altrimenti per una persona anziana diventa difficile attraversare con tutte le macchine che passano». Strade, decoro, segnaletica e non solo. E allora ha ragione Don Marino Navalesi, parroco di San Pietro di Avenza, quando passando lascia soltanto poche battute: «gli abitanti sanno bene ciò che serve ad Avenza». —



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