Sicurezza
Il Comune chiama storico di Casapound per spiegare le Foibe. Scoppia la bufera
Benedetti l’ha invitato al consiglio comunale. La sinistra: la sala è dedicata alla Liberazione. Questa è una vergogna
massa. È terra di Partigiani, questa. Terra di stragi e di eccidi. Di gente - tanta - morta per mano nazifascista. La linea Gotica, la fame e le decimazioni. Il 10 aprile 1945 la Liberazione. Una data che è storia e simbolo per una città decorata con medaglia d’oro al Merito civile. Data così importante che al 10 Aprile Massa ha dedicato il luogo della democrazia, la sala consiliare. Per ricordare che quella democrazia ce la siamo sudata. Sudore e sangue.In quella sala lunedì l’amministrazione, in occasione della Giornata del Ricordo, decide di far entrare Pierluigi Romeo di Colloredo. Delle Foibe e degli eccidi parlerà lui - così prevede il programma steso dal presidente Stefano Benedetti - agli studenti che parteciperanno al consiglio, in seduta congiunta, con il comune di Carrara. Vero: da un’amministrazione di destra, nel giorno in cui si ricordano gli eccidi degli esuli, non ci sia aspettava certo una ricca rappresentanza della storiografia di sinistra, ma Colloredo non ha il profilo dello storico della destra liberale. È autore di testi come “Camicia nera”, collabora - basta un clic su internet per verificarlo - con Primato nazionale, giornale di Casapound. Nei suoi articoli i toni sono pesanti, mirate le scelte lessicali: l’antifascismo è definito “macchia indelebile”, i fratelli Cervi, fucilati nel poligono di tiro di Reggio Emilia, vengono descritti come gente che faceva borsa nera e accumulava cibo quando gli altri morivano di fame. Posizioni nette quelle di Colloredo, così nette da riuscire a mettere insieme tutta la sinistra, da compattarla in qualcosa che è ben oltre l’opposizione: è difesa dell’identità antifascista della città. Rifondazione, Anpi, Cgil, si incontrano ieri pomeriggio perché sono pronti a far sentire la loro voce. E vogliono farlo insieme.
Nicola Cavazzutti che di Rifondazione è il coordinatore, non ha dubbi: «La tendenza di questa amministrazione è nascondere la memoria. È inammissibile che un uomo che usa fotoshop per postarsi su facebook con la divisa delle Ss entri in una sala intitolata al 10 aprile». Rafforza i concetti lo scrittore, musicista e prof Marco Rovelli: «Quello che fa orrore è che venga chiamato un sedicente storico fascista, che rivendica chiaramente la sua appartenenza fascista, e il suo disprezzo per le istituzioni democratiche». Martina Nardi (Pd) deposita una interrogazione parlamentare per portare alla attenzione della Camera quello che considera «un oltraggio alla sala del Consiglio. Le foibe vanno ricordate come una pagina orribile della storia del Novecento, ma non attraverso la lezione di un frequentatore dei salotti di CasaPound».
Riccardo Ricciardi non è un uomo della sinistra, sempre che non si riconosca che da queste parti i 5 Stelle a sinistra ci stanno davvero. È però, antifascista: «Questo personaggio - si riferisce a Colloredo - non deve avere diritto di cittadinanza nelle istituzioni. L’importanza di celebrare le Foibe non si discute, ma stanno strumentalizzando i morti per un tornaconto personale ».
La palla in mano adesso ce l’ha chi al consiglio dovrebbe partecipare: l’amministrazione carrarese e la Provincia, chiamata a portare i suoi saluti. Perché una cosa - seppur forte - è la manifestazione del dissenso, altra è l’istituzione che si chiama fuori. Il presidente Gianni Lorenzetti ha delegato il consigliere Cofrancesco a rappresentarlo, ma adesso non esclude che la stessa rappresentanza e i saluti della Provincia debbano essere negati di fronte a quella che definisce «provocazione». Il sindaco carrarese De Pasquale ci tiene e dire che «la scaletta l’ha scelta Massa e che la scelta non è stata felice». Arriva a dire che «era meglio che non ci avessero coinvolto in una decisione deleteria dal punto di vista politico culturale». Che lunedì sarà assente il sindaco d’ oltre Foce non lo dice. Almeno non ancora. E per ora la manifestazione è tutta targata sinistra. —
Chiara Sillicani
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