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Sindacati all’attacco dell’amministrazione «Non rispetta gli accordi sui contratti»
Contestata la determina per distribuire le risorse sulle progressioni economiche: «Ignorano le relazioni sindacali »
massa. Sindacati uniti (Cgil, Cisl e Uil) contro l’amministrazione comunale per il rinnovo dei contratti dei dipendenti: «A dicembre abbiamo fatto un accordo, poi hanno fatto di testa loro cambiando tutto. Se si va avanti così noi andremo davanti al giudice del lavoro».
La materia del contendere non è roba da poco. Soldi del rinnovo del contratto, aggiustamenti che vanno a finire nella busta paga dei dipendenti. Il fondo, fermo da nove anni per lo stop al rinnovo dei contratti è stato riattivato nel 2016. Si tratta delle progressioni economiche, un fondo che comunque conta risorse limitate e che è difficile distribuire a tutti. E proprio per questo esistono le camere di compensazione, cioè i tavoli dove amministrazione e sindacato s’incontrano per provare a mediare e trovare soluzioni.
Le progressioni economiche sono una sorta di quota fissa di avanzamento che alla fine dell’anno aumenta un po’ la busta paga e che con il sistema contributivo è anche utile per formare la pensione.
L’accusa dei sindacati è che, dopo il tavolo del dicembre scorso, la delibera pubblicata abbia stravolto gli accordi presi.
Come ogni anno si è riunita una delegazione fra sindacati e il segretario generale del Comune, in rappresentanza anche dell’amministrazione, per gestire la distribuzione delle risorse. «Dal 2016 fino al 2018 abbiamo trovato tre buoni accordi - dice Patrizia Bernieri, segretaria della Cgil funzione pubblica - ma sull’applicazione dell’ultimo l’amministrazione è stata reticente. Hanno fatto una prima determina, dove hanno inserito persone che non ne avevano titolo. Poi ne hanno fatta un’altra ma con leggerezza. Se una mattina ti ritrovi nell’elenco della progressione e il giorno dopo vieni tolto ci sta che tu ti innervosisca. Ma la cosa più grave è che non ci hanno coinvolti».
E aggiunge: «Hanno peraltro forzato la tempistica, a nostro avviso in malafede. Hanno proceduto subito ai pagamenti di questi 160 dipendenti mentre ancora devono liquidare la produttività e le performance dell’anno precedente, del 2017, che riguarda tutti i dipendenti. Che sono circa 400. È stata una trattativa difficile, con le risorse scarse che ci sono si cerca di dare una mano a quei lavoratori che più hanno pagato il prezzo della crisi dal basso. Chi è rimasto ai livelli più bassi d’inquadramento, gli A e i B, e che non ha avuto nessuno scatto dal momento dell’assunzione».
Anche il segretario funzione pubblica delle Cisl, Enzo Mastorci, sostiene che l’atteggiamento della controparte non sia stato improntato alla correttezza sindacale. «Vediamo malafede perché noi il 28 dicembre abbiamo fatto una diffida al segretario comunale e all’amministrazione da applicare accordo, perché rispetto a quello firmato sembravano ci sarebbe stata un’applicazione distorta, cosa poi rivelatasi vera. Dopo la diffida abbiamo chiesto un incontro per accordarci ma non c’è stato niente».
Duro anche Claudio Salvadori, segretario funzione pubblica della Uil: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il fatto che continuano a ignorare le relazioni sindacali, a tenere atteggiamenti apertamente anti sindacali. L’amministrazione ha interpretato a suo piacimento l’accordo del 18 dicembre con un comportamento palesemente antisindacale che merita un passaggio dal giudice del lavoro. Ci sono dei contratti nazionali da rispettare, io sono andato con la legge a mostrargliela. La procedura è inconcepibile».
Le progressioni previste dalla delibera cOmunale interessano una palate di 150 dipendenti e sono così distribuite: 3 a dipendenti inquadrati con il grado A, 65 dipendenti B, 75 dipendenti C, e 11 D. Si consideri che D è il livello più alto e A il più basso. «Senza un’inversione di tendenza si andrà dal giudice del lavoro - conclude Salvadori - e ci saranno sicuramente dei ricorsi». —
L.R.D.
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