Il Tirreno

la tragedia 

Stroncata da malore a cinquant’anni, ora la famiglia chiede l’autopsia

Alessandra Vivoli
Stroncata da malore a cinquant’anni, ora la famiglia chiede l’autopsia

Parla Alessandro, il marito di Cinzia Ravenna: era tornata sabato dall’ospedale, dopo un’operazione alle ernie

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Alessandra Vivoli

CARRARA. «Ho lasciato mia moglie in casa. Stava giocando con il telefonino, stava bene. Dopo qualche ora ha cessato di vivere: voglio sapere perché».

Parla Alessandro Ratti, il marito di Cinzia Ravenna la madre di due figli, di 50 anni stroncata da un malore martedì mattina. Un malore che non le ha lasciato scampo: all’arrivo dell’ambulanza il suo cuore aveva già cessato di battere. La donna, come racconta il marito, meno di una settimana fa era stata sottoposta a un intervento chirurgico al Noa, da cui si stava riprendendo. Poi il malore fatale. I familiari chiedono di fare chiarezza, si sono rivolti ai carabinieri e hanno ottenuto il nulla osta per procedere all’esame autoptico.

«Cinzia, mia moglie, stava bene - dice Alessandro - Giovedì scorso era stata operata ad alcune ernie ombelicali, l’intervento era stato complesso ed era durato quattro ore e mezzo. Sabato mattina era stata dimessa e aveva fatto ritorno a casa. Aveva dei doloretti e portava la fascia contenitiva all’addome ma, lo ripeto, stava bene».

Alessandro ha visto l’ultima volta la moglie martedì mattina prima di uscire per andare al lavoro (si occupa di bonifiche dall’amianto) insieme al figlio più grande, che ha 23 anni e fa il caldaista.

«Ci siamo salutati, lei era sveglia, aveva il telefonino in mano - ricorda Alessandro - È rimasta con il nostro secondogenito di 18 anni. Intorno alle 9 ha cominciato a sentirsi poco bene, aveva il senso del vomito. Mio figlio ha chiamato il medico che gli ha suggerito di fare una puntura di Plasil».

A quel punto, stando alla ricostruzione, viene chiamata una parente e una vicina di casa, per fare la puntura. Ma, proprio mentre le due sono in casa, Cinzia ha di nuovo la nausea, fortissima.

«È arrivata in bagno e davanti al lavandino si è girata e ha detto: mi sento male, chiamate l’ambulanza - continua il marito - A quel punto mio figlio, che ha fatto il corso da bagnino, ha provato a rianimarla, anche grazie alle istruzioni che, in viva voce, riceveva dal 118».

«L’ambulanza è arrivata in tempi brevissimi - continua Alessandor - Le hanno fatto quattro fiale di adrenalina, ma non si è mai ripresa. Adesso voglio solo sapere perché è morta».

Nelle prossime ore verrà disposto l’esame autoptico sulla salma di Cinzia Ravenna.
La morte di questa madre di famiglia ha provocato profondo cordoglio in città dove era molto conosciuta (abitava in via Galissano) e dove era amata da tutti per il carattere dolcissimo.

L’amica Francesca Grossi la ricorda così: «Cinzia mi manchi, mi manchi come l’aria che respiro». —

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